Capitolo 41
comune in loro più tardi le vite, vale a dire una reazione da così molto ideale
sforzo, ed un tuffo in cinismo e la malevolenza, scoundrelism ed il
carne-pentole. Nella loro fase iniziale della vita loro assomigliarono agli Abolizionisti in
la loro devozione ad un'idea; ma con la stesso-cultura di Trascendentalisti
e l'estetico ed istruzione sentimentale ebbero il luogo di più
scopi pubblici. Loro sembrano anche essere stati persone di più grande sociale
raffinatura che gli Abolizionisti.
I Trascendentalisti erano sicuri di solamente uno thing,--che la società come
costituito era ogni male. In questa la loro credenza principale loro avevano ragione.
Loro erano uomini e donne il cui bisogno fondamentale era l'attività, contatto
con vera vita, e l'opportunità per espansione sociale; e loro
acutamente il feltro il freddo e carattere fittizio del regnare
convenzionalità. La rigidità di comportamento che a questo punto
caratterizzato il Bostonians sembrò risibile qualche volta e qualche volta
sgradevole al visitatore straniero. C'era grande gravità, insieme
con una certa pompa e dumbness, e queste cose furono supposte per essere
naturale agli abitanti e darli la gioia. Persone sono adatte a
dimentichi che tali maschere non sono portate mai con agio. Loro risultano dal
domanda di una volontà inflessibile, e sempre infligge disagio. Il
Trascendentalisti si trovarono tutti ma soffocarono in una società come
artificiale nel suo decoro come la corte della Francia durante gli ultimi anni
di Luigi XIV.
Emerson era in nessun modo responsabile per il movimento, anche se lui ottenne il
credito dello avere chiamato dal suo insegnamento. Lui era fratello più vecchio a lui,
e fu generato dalle sue forze parentali; ma anche se Emerson non aveva mai
vissuto, i Trascendentalisti sarebbero apparsi. Lui era la loro vittima
piuttosto che la loro causa. Lui era tollerante di loro sempre e qualche volta
divertito a loro, e disposto trattarli leggermente. È impossibile a
analizzi il loro caso con più sagacia di lui faceva in un editoriale