Capitolo 11
via o continuare implorare il dottore.
"Ascolti", lui disse ferventemente, presa contagiosa della manica di Kirilov. "IO
bene capisca la Sua posizione! Dio è il mio testimone che io ho vergogna
di tentare a tale momento per intrudersi sulla Sua attenzione, ma
cosa sono fare? Solamente pensi, a chi posso andare? Non c'è altro
dottore qui, Lei sa. Per la causa di Dio venuta! Io non sto chiedendoLa
io. . . . Io non sono il paziente!"
Un silenzio seguì. Kirilov girò suo indietro su Abogin, ancora stette in piedi
un momento, e camminò lentamente nella disegno-stanza. Giudicando dal suo
passo instabile, meccanico, dall'attenzione con la quale lui mise
diritto l'ombra lanuginosa sulla lampada di unlighted nella disegno-stanza
e gettò uno sguardo in un libro spesso che giace sulla tavola, a quel istante
lui aveva nessuna intenzione, nessun desiderio stava pensando a nulla e di più
probabilmente non ricordò che c'era un estraneo nell'entrata. Il
crepuscolo e calma della disegno-stanza sembrarono aumentare il suo
intirizzimento. Andando fuori della disegno-stanza nel suo studio lui elevò
il suo piede corretto più alto che era necessario, e feltro per il doorposts
con le sue mani, e come lui faceva era così là un'aria della perplessità
sulla sua figura intera come se lui sia in qualcuno l'altra casa,
o fu bevuto in vita sua per la prima volta ed ora stava abbandonando
lui con sorpresa alla sensazione nuova. Una riga larga di luce
teso attraverso la libreria su un muro dello studio; questa luce
venuto insieme con la chiusura, odorato pesante di fenico ed etere
dalla porta nella camera da letto che stette in piedi un piccolo modo apra. . . .
Il dottore affondò in una sedia bassa di fronte alla tavola; per un
minuto che lui ha fissato assonnatamente i suoi libri che posarono con la luce
su loro, poi si svegliò ed andò nella camera da letto.
Qui nella camera da letto regnò un silenzio morto. Tutto al
il più piccolo dettaglio era eloquente del temporale che era stato passato