Capitolo 39
Io sono accanto a me con estasi!"
E sembrò a lei come se lei aveva sentito quello lungo, tempo fa,
o l'aveva letto in qualche luogo. . . in del vecchio romanzo stracciato gettato
via tempo fa. Nella cenare-stanza Sasha era seduto alla tavola
tè che beve col piattino bilanciato sulle sue cinque dita lunghe; Nonna
stava posando fuori pazienza; Nina Ivanovna stava leggendo. La fiamma
scoppiettato nella lampada di ikon e tutto, sembrò, era quieto e
andando bene. Nadya disse buono-notte, andò disopra alla sua stanza, ottenne
in letto e pelle addormentato subito. Ma nel momento in cui nella notte prima,
quasi prima che era leggero, lei si svegliò. Lei non aveva sonna, là
era un sentendo scomodo, oppressivo nel suo cuore. Lei sedette su con lei
capeggi sui suoi ginocchia e pensò al suo fidanzato ed il suo matrimonio. . . .
Lei per della ragione ricordata che sua madre non l'aveva amata
padre ed ora non aveva niente e visse in dipendenza completa su lei
suocera, Nonna. E comunque molto Nadya ponderò lei poteva
non immagini perché lei aveva visto fin qui in sua madre qualche cosa speciale
ed insolito, come era lei non aveva notato che lei era un
semplice, all'ordine del giorno, infelice donna.
E Sasha non era giù dalle scale addormentato, lei potrebbe sentirlo tossendo.
Lui è un uomo strano, naïve, pensiero Nadya, ed in tutti i suoi sogni, in
tutti quelli marvellous fa del giardinaggio e fontane meravigliose che uno ha sentito là
era qualche cosa assurdo. Ma per della ragione nel suo naivete, in questo
molta assurdità c'era qualche cosa così bello che appena lei
pensiero della possibilità di andare all'università, spedì un
brivido freddo attraverso il suo cuore ed il suo petto e li allagò con
la gioia e l'estasi.
"Ma migliore non pensi, meglio non pensi. . ." lei bisbigliò. "IO
non deve pensare a lui."
"Tic-toc", fornì in qualche luogo lontano via il sorvegliante. "Tic-toc
. . . tic-toc. . . ."
III
Nel medio di giugno Sasha improvvisamente feltro annoiò e fece sul suo