Capitolo 53
Mattina. Dieci. Il mio _maman_ mi versa fuori una tazza di caffè. IO
lo beva e vada fuori sul piccolo balcone per mettere lavorare su mio
dissertazione. Io prendo un foglio pulito di carta, bagni la penna nel
inchiostri, e scriva fuori il titolo: "Il Passato e Futuro del Cane
Licenza."
Dopo avere pensato un piccolo io scrivo: "Esame storico. Noi possiamo dedurre
da delle allusioni in Herodotus e Xenophon che l'origine di
la tassa su cani risale a. . . ."
Ma a quel punto io sento passi che mi colpiscono come estremamente diffidente.
Io guardo in giù dal balcone e vedo sotto una giovane signora con un lungo
faccia ed una vita lunga. Il suo nome, io credo, è Nadenka o Varenka,
non interessa quale realmente. Lei sta cercando qualche cosa,
finge di non mi avere osservato, e sta cantarellando a lei:
"Dost tu ricordi che canzone pieno di tenerezza?"
Io lessi attraverso quello che io ho scritto e ho voluto continuare, ma il
la giovane signora finge di avere preso solo vista di me, e dice in un
voce luttuosa:
"Buona mattina, Nikolay Andreitch. Solamente voglia quello che una sfortuna io
ha avuto! Io andai a fare una passeggiata ieri e perduto la piccola palla via
il mio braccialetto!"
Io lessi attraverso ancora una volta l'apertura della mia dissertazione, io aggiusto su
la coda del "grammo" di lettera e vuole dire seguire, ma la giovane signora
persiste.
"Nikolay Andreitch", lei dice, non "mi vedrà casa? Il Karelins
abbia tale cane enorme che io non sfido semplicemente da solo passaggio esso."
Non c'è uscendo da lui. Io posai in giù la mia penna e vado in giù a
suo. Nadenka (o Varenka) prende il mio braccio e noi mettemmo via nella direzione
della sua villa.
Quando il dovere di braccio-in-braccio ambulante con una signora precipita al mio destino,
per della ragione o altro io mi sento come un piolo con un mantello pesante sempre
appendendo su lui. Nadenka (o Varenka), tra noi, di un ardente
temperamento (suo nonno era un armeno), ha un'arte particolare
di gettando il suo peso intero sul braccio di uno ed aggrapparsi ad uno