Anton Pavlovich Chekhov

La Festa

Anton Pavlovich Chekhov

Capitolo 24


"Lui faceva quello per accomodare le signore", pensiero Olga Mihalovna;  "lui
sa sta incantando." Le sue mani e piedi cominciarono a tremare, come lei
supposto, dalla noia, irritazione dallo sforzo di sorridere ed il
metta a disagio lei sentì tutti sul suo corpo. E celare questo tremito
dai suoi ospiti, lei tentò di parlare più rumorosamente, ridere, muoversi.

"Se io comincio improvvisamente a piangere", lei pensò, dirò "io io ho
mal di denti. . . ."

Ma finalmente le barche arrivarono alla "Isola di Buona Hope", come loro
chiamato la penisola formata da una curva nel fiume ad un acuto
angolo, coperto con un copse di vecchi frusta-alberi, querce, salici e
pioppi. Le tavole già furono posate sotto gli alberi;  il samovars
stava fumando, e Vassily e Grigory, nelle loro ingoiare-code e
guanti lavorati a maglia e bianchi, era già occupato con le tè-cose. Sul
altra banca, opposto la "Isola di Buona Hope", là stette in piedi il
carrozze che erano venute coi provvedimenti. I cesti e pacchetti
di provvedimenti fu portato attraverso all'isola in una piccola barca
come il _Penderaklia_. I lacchè, i vetturini ed anche il
contadino che era seduto nella barca, aveva l'espressione solenne
convenendo solamente una nome-giorno come uno vede in bambini e servitori.

Mentre Olga Mihalovna stava facendo il tè e stava versando fuori il primo
occhiali, i visitatori erano occupati coi liquori e cose dolci.
C'era poi la commozione generale solita a picnic su bevendo
prenda il tè, molto faticoso ed esaurendo per l'ostessa. Grigory e
Vassily non aveva avuto proprio tempo per prendere gli occhiali arrotondi di fronte a mani
era stato protendendo ad Olga Mihalovna con occhiali vuoti. Uno
non chiesto zucchero, un altro lo volle più forte, un altro debole, un
quarto declinarono un altro vetro. E tutti questo Olga Mihalovna aveva
ricordi, e poi chiamare, "Ivan Petrovitch è esso senza zucchero
per Lei?" o, "Gentiluomini che di Lei lo volle debole?" Ma il
ospite che aveva chiesto tè debole, o nessun zucchero, ora avuto da dimenticato
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