Capitolo 51
corpo magnifico, dovrebbe baciare i suoi sopracciglia dorati; ed io volli
lo metta in dubbio, illudersi ed era spiacente che lei aveva costato
io guaio così piccolo ed aveva prodotto così presto.
Ma improvvisamente io sentii passi pesanti. Un uomo di altezza di mezzo apparve
nel viale, ed io subito lo riconobbi come Quaranta Martiri. Lui
si seduto sulla panca e heaved un sospiro profondo, poi si attraversò
tre volte e posò in giù. Un minuto più tardi lui si svegliò e posò sul
altro lato. I moscerini e l'umidità della notte prevennero il suo
dormendo.
"Oh, la vita!" lui disse. "Vita disgraziata, amara!"
Guardando alla sua tendenza, corpo rovinato e sentendo il suo cattivo, sospiri chiassosi,
Io pensai ad un'infelice, amara vita della quale aveva la confessione
stato fatto a me che giorno, ed io mi sentii scomodo e spaventato a mio
umore felice. Io venni in giù la collinetta ed andai alla casa.
"Vita, come lui pensa, è terribile", io pensai, "così non sta in piedi su
cerimonia con lui, lo curvi alla Sua volontà, e finché La schiaccia,
afferri tutti Lei inscatola stretta da lui."
Marya Sergeyevna stava stando in piedi sulla veranda. Io misi il mio tondo di braccio
suo senza una parola, e cominciò a baciare avidamente i suoi sopracciglia, lei
tempi, il suo collo. . . .
In stanza mia lei mi disse lei mi aveva amato per molto tempo, più che
un anno. Lei votò amore eterno, pianse e mi implorò per prenderla
via con me. Io la portai ripetutamente alla finestra per guardare a lei
affronti nel chiaro di luna, e lei sembrò a me un bel sogno, ed io
l'alacrità fatta per tenerla stretto convincersi della verità di lui.
Era lungo siccome io avevo conosciuto tali estasi. . . . Ancora in qualche luogo
lontano via al fondo del mio cuore io sentii una goffaggine, ed io ero
malato ad agio. Nel suo amore per me era qualche cosa incongruo e
gravoso, nel momento in cui nell'amicizia di Dmitri Petrovitch. Era un
grande, seria passione con ferite lacere e voti, ed io non volli niente