Capitolo 1
"Tre di mattina. L'aprile molle nel quale notte sta guardando
alle mie finestre e facendomi l'occhiolino carezzevolmente con le sue stelle. Io non posso
dorma, io sono così felice!
"Il mio essere intero da testa a talloni sta scoppiando con un strano,
sentimento incomprensibile. Io non posso analizzarlo proprio ora--io non ho
il tempo, io sono troppo pigro, e là--appenda l'analisi! Perché, è un uomo
probabilmente interpretare le sue sensazioni quando lui sta volando primo testa
da un campanile, o ha imparato appena che lui ha vinto duecento
milli? È in un stato per farlo?"
Questo era più o meno come io cominciai la mia amore-lettera a Sasha, una ragazza
di diciannove con chi io mi ero innamorato. Io lo cominciai cinque volte,
e come spesso ruppe i fogli, graffiati fuori pagine intere e
lo copiato di nuovo tutti su. Io spesi su come lungo la lettera come se esso
era stato un romanzo io dovevo scrivere ordinare. E non era perché io
tentato di farlo più lungo, più elabori, e più fervente, ma
perché io volli prolungare sconfinatamente il processo di questa scrittura,
quando uno siede nella calma dello studio di uno e comuni con
le proprie fantasticherie di uno mentre la primavera occhiate serali in alla finestra di uno.
Tra le linee io vidi un'immagine adorata, e sembrò a me quello
c'era, mentre sedendo alla stessa scrittura di tavola con me, spiriti come
naïvemente felice, come sciocco, e come sorridendo felicemente come io. Io scrissi
continuamente, guardando alla mia mano che ancora dolse deliziosamente dove
i suoi l'avevano pigiato ultimamente, e se io mi girassi via gli occhi io avevo un
visione del graticcio verde del piccolo cancello. Attraverso quel graticcio
Sasha guardò fisso a me dopo che io le avevo detto ciao. Quando stavo dicendo io
ciao a Sasha io stavo pensando a nulla e stavo ammirando semplicemente
la sua figura come ogni uomo decente ammira una bella donna; quando io vidi
attraverso il graticcio due grandi occhi, io improvvisamente, come se da inspirazione,
saputo che io ero innamorato, che era tutto stabilì tra noi, e