Capitolo 14
un giovane di approssimativamente tre o quattro e venti. Solamente suo capelli biondi
e barba scarsa, e, forse, una certa qualità scadente e la frigidità
nelle sue caratteristiche tracce della sua discesa mostrarono da Baroni del
Province Baltico; tutto--il suo nome, Mihail Mihailovitch,
la sua religione, le sue idee, i suoi manners, e l'espressione del suo
faccia sia puramente russa. Portando, come Ananyev una camicia di cotone e
stivali alti, con le sue spalle rotonde i suoi capelli andarono via intonsi, ed il suo
faccia arsa dal sole, lui non sembrò un studente o un Barone, ma piace
un lavoratore russo ed all'ordine del giorno. Le sue parole e gesti erano pochi, lui
bevuto di malavoglia senza sapore, controllò meccanicamente i conti,
e sembrò tutto il tempo per stare pensando a qualche cosa altro. Il suo
movimenti e voce erano calme, ed anche liscia, ma la sua calma era
di un genere diverso dall'ingegnere. Suo arso dal sole, leggermente
faccia ironica, trasognata, i suoi occhi che guardarono su da sotto il suo
sopracciglia, e la sua figura intera sia espressiva di stagnazione spirituale
--accidia mentale. Lui guardò come se non si importò a lui in
il minimo se la luce stava bruciando di fronte a lui o non, se
il vino sia bello o sporco, e se i conti che lui stava controllando
aveva ragione o non. . . . E sulla sua faccia intelligente, calma io lessi:
"Io non vedo finora alcuno buono in lavoro definito, un vivendo sicuro, e
una prospettiva fissa. È ogni sciocchezza. Io ero in Petersburg, ora io
sta sedendo qui in questa capanna, nell'autunno al quale io ritornerò
Petersburg, poi di primavera qui di nuovo. . . . Quello che sente là
è in tutti che io non so, e nessuno sa. . . . E così è
nessun uso che parla di lui. . . ."
Lui ascoltò l'ingegnere senza interesse, col condiscendente
indifferenza con la quale ascoltano cadetti nelle classi senior un
vecchio compagno effusivo e benevolo. Sembrò come se là
non era nulla nuovo a lui in quello che disse l'ingegnere, e che se lui