Anton Pavlovich Chekhov

Con amore

Anton Pavlovich Chekhov

Capitolo 45

andato via _tete-un-tete_ con la mia coscienza, io cominciai a capire quello che
Io non ero stato capace afferrare prima. Nel crepuscolo del binario
carrozza l'immagine della rosa di Kisotchka di fronte a me, bazzicò io ed io
chiaramente riconobbe che io avevo commesso un crimine cattivo come l'assassinio.
La mia coscienza mi tormentò. Soffocare questo sentimento insopportabile, io
si assicurò che tutto era assurdo e la vanità che Kisotchka
ed io morrei e decade, che il suo dolore non era nulla rispetto
con morte, e così su e così su. . . e che se Lei viene a quello,
c'è nessuno tale cosa come volontario, e che perciò io non ero
biasimare. Ma tutti questi argomenti mi irritarono solamente ed erano
straordinariamente si accalcò rapidamente fuori dagli altri pensieri. C'era un
sentendo misero nella mano che Kisotchka aveva baciato. . . . IO
tenuto giacendo in giù e svegliandosi di nuovo, bevve vodka alle stazioni,
si costretto a mangiare pane ed imburrare, precipiti ad assicurandosi di nuovo
quella vita non aveva significato, ma nulla era di alcun uso. Un strano e
se Lei come fermento assurdo stesse seguendo nel mio cervello. Il più più
le idee incongrue si accalcarono uno dopo l'altro in disturbo, mentre ottenendo
più aggrovigliato, contrastando l'un l'altro, ed io, il pensatore,
'con la mia tendenza di sopracciglio sulla terra', non potrebbe estendere niente e potrebbe potere
non trovi i miei portante in questa massa di essenziale ed inutile
idee. Sembrò che io, il pensatore non avevo dominato la tecnica
di pensare, e che io ero nessuno più capace di maneggiare il mio proprio cervello
che accomodando un orologio. Per la prima volta in vita mia io realmente ero
pensando impazientemente ed intensamente, e quello sembrò a me così mostruoso
che io dissi a me:  'Io sto andando via la mia testa.' Un uomo cui il cervello
sempre non lavori, ma solamente a momenti dolorosi, spesso è
bazzicato dal pensiero della pazzia.

"Io passai un giorno ed una notte in questo disagio, poi una seconda notte e
imparando da esperimenta come piccolo era a me la mia filosofia, io venni
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