Capitolo 46
ai miei sensi e finalmente si rese conto di che genere di una creatura che io ero. IO
sega che le mie idee non valevano un farthing di ottone, e quello prima
Kisotchka che incontra io non avevo cominciato a pensare e non avevo avuto anche un
la concezione di quello che volle dire pensando in caparra; ora attraverso soffrendo
Io compresi che io avevo le condanne né un definito morale
standard, né cuore, né ragione; il mio intellettuale intero e morale
ricchezza consistè di conoscenza di specialista, frammenti, ricordi inutili,
le idee di altre persone--e nulla altro; ed i miei processi mentali
era come mancando in complessità, come inutile e come rudimentale come un
Yakut. . . . Se io avessi provato antipatia giacere, non aveva rubato, non aveva
assassinato, e, infatti, commise evidentemente errori lordi che non erano
dovendo alle mie condanne--io non avevo nessuno, ma perché io ero in servitù,
mano e piede, alle storie di fata della mia balia e copia-prenotare morals,
quale era entrato nella mia carne e mio sangue e senza il mio notare
mi guidò nella vita, sebbene io guardai su loro come assurdo. . . .
"Io compresi che io non ero un pensatore, non un filosofo ma semplicemente
un dilettante. Dio mi aveva dato un russo sano e forte cervello con
promessa del talento. E, solamente immagini, ecco quel cervello a ventisei,
indisciplinato, completamente libero da principi, non pesò in giù
da alcuni negozi di conoscenza, ma solamente spruzzò leggermente con informazioni
di un genere nella linea di ingegneria; era giovane ed aveva un fisiologico
chiedendo insistentemente per esercizio, era sulla vedetta per lui, quando tutti a
una volta piuttosto casualmente l'idea succosa ed eccellente dell'aimlessness della vita
e l'oscurità oltre la tomba discende su lui. Succhia avidamente
esso in, mette la sua prospettiva intera alla sua disposizione e comincia a giocare
con lui, come un gatto con un topo. Là sta imparando né
sistema nel cervello, ma quello non si importa. Dà col