Capitolo 56
"Niente bisogno!" lui mormorò, mentre afferrandomi dalla manica ed aprendo il suo
occhi largo.
Io lessi terrore nei suoi occhi. Lui andava via della mia andata.
"Niente bisogno! Stia un altro cinque minuti. . . dieci. Se non disgusta
Lei, stia, io L'imploro."
Come lui mi implorò lui stava tremando ed i suoi denti stavano chiacchierando. IO
rispettato, e si sedette sull'orlo del sofà. Dieci minuti passarono
in silenzio. Io sedetti silenzioso, mentre guardando sulla stanza in che il fato
mi aveva portato così all'improvviso. Che povertà! Questo uomo che era il
possessore di una bella, effeminata faccia ed un lussureggiante bene-badò
affronti, aveva dintorni che non avrebbero un uomini che lavora umili
invidiato. Un sofà con la sua Americano-cuoio lacerata e spellandosi, un umile
sedia che grasso-guarda, una tavola coprì con un poca di carta, e
un oleograph disgraziato sul muro che era tutti io vidi. Inumidisca, oscuro,
e grigio.
"Che vento!" detto l'uomo ammalato, senza aprire i suoi occhi "Come
fischia!"
"Sì", dissi io. "Dico io, io immagino io La so. Non faceva Lei prende parte in
del theatricals privato in Generale la villa di Luhatchev l'anno scorso?"
"Cosa di lui?" lui chiese, mentre aprendo rapidamente i suoi occhi.
Una nube sembrò passare sulla sua faccia.
"Io certamente La vidi là. Il Suo nome non è Vassilyev?"
"Se è, quello che di lui? Lo fa nessuno migliore che Lei dovrebbe sapere
io."
"No, ma io appena ho chiesto a Lei."
Vassilyev si chiuse gli occhi e, come se offeso, girò la sua faccia
alla schiena del sofà.
"Io non capisco la Sua curiosità", lui mormorò. "Lei chiederà
io prossimo quello che era mi guidò per commettere suicidio!"
Prima che un minuto era passato, lui diventò di nuovo rotondo verso me, aprì
i suoi occhi e detto in una voce piangente:
"Mi scusi per prendere tale tono, ma Lei ammetterà che io ho ragione! A
chieda ad un carcerato come lui ottenne in prigione, o un suicidio perché lui sparò
lui non è generoso. . . ed indelicato. Pensare a gratificare