Capitolo 58
forse può essere spiegato, ma non da noi. È inutile per fare domande
o dà chiarimenti di che non capisca. . . ."
"Mi perdoni", dissi io, "ma. . . giudicando dall'espressione di Suo
affronti, sembra a me che a questo momento Lei. . . sta posando."
"Sì", disse Vassilyev, spaventò. "È molto possibile! Io sono naturalmente
vano e fatuo. Bene, lo spiega, se Lei crede nel Suo potere
di facce di lettura! Mezzo un'ora fa io mi sparai, e proprio ora io
sta posando. . . . Spieghi che se Lei può."
Questi durano mette in parole Vassilyev pronunciò in un svenimento, mentre fallendo voce.
Lui fu esaurito, ed affondò in silenzio. Una pausa seguì. Io cominciai
scrutinising la sua faccia. Era pallido come un uomo morto. Sembrò
come se la vita sia quasi estinta in lui, e solamente i segnali di
la sofferenza che il "vano ed uomo fatuo" stavano sentendo tradì
che ancora era vivo. Era doloroso per guardare a quella faccia, ma
cosa è dovuto essere ancora per Vassilyev stesso chi aveva la forza
disputare e, se io non mi sbagliassi, posare?
"Lei qui--è qui?" lui chiese improvvisamente, mentre elevandosi su
il suo gomito. "Il mio Dio, solo ascolto!"
Io cominciai ad ascoltare. La pioggia stava picchiettando adiratamente sulla finestra scura,
non cessando mai per un minuto. Il vento ululò lamentosamente e
lugubrmente.
"'Ed io sarò più bianco della neve, ed i miei orecchi sentiranno contentezza
ed allietandosi.'" Signora nel quale Mimotih che era ritornato stava leggendo
la disegno-stanza in una voce languida, stanca, né alzata né
lasciando cadere la chiave cupa e monotona.
"È allegro, non è?" Vassilyev bisbigliato, girando il suo
occhi spaventati verso me. "Il mio Dio, le cose un uomo deve vedere
e sente! Se solamente uno potesse mettere questo caos a musica! Come dice Piccolo villaggio,
'può--
"Confonda l'ignorante, e stupisca davvero,
Le molte facoltà di occhi ed orecchi."
Come bene io avrei dovuto capire poi quella musica! Come io devo
l'ha sentito! Che ora è?"