Capitolo 79
reparto o nel suo piccolo studio disgraziato. . . . Un fiume, profondo,
con pesce, un giardino largo con viali stretti, le piccole fontane,
ombra, fiori, arbours, una villa lussuosa con terrazzi e torrette
con un'arpa di Aeolian e le piccole campane di argento (lui aveva sentito del
esistenza di un'arpa di Aeolian da romanzi di tedesco); un senza nubi
cielo blu; aria limpida e pura fragrante coi profumi che richiamano il suo
affamato, a piedi nudi, l'infanzia schiacciata. . . . Svegliarsi alle cinque, a
vada a letto alle nove; passare il giorno pesce contagioso, parlando col
contadini. . . . Che felicità!
"Ivan Petrovitch, non mi torturi! Voglia Lei prende cento
milli?"
"H'm. . . cento e cinquanta mila!" Bugrov mormorato in un
voce cavo, la voce di un pieno di bucce toro. Lui lo mormorò, ed inarcò
la sua testa, vergognoso delle sue parole, ed attendendo la risposta.
"Buon", detto Groholsky, "io sono d'accordo. Io lo ringrazio, Ivan Petrovitch
. . . . In un minuto. . . . Io non La terrò aspettando. . . ."
Groholsky saltò su, porsi il suo cappello, e barcollando indietro, corse
fuori della disegno-stanza.
Bugrov afferrò la finestra provvede di tende più ermeticamente di mai. . . .
Lui aveva vergogna. . . . C'era un sentendo sporco, stupido nel suo
anima, ma, d'altra parte quello tra che correttamente le brillanti speranze sciamarono
i suoi tempi palpitanti! Lui era ricco!
Liza che non aveva capito niente di quello che stava accadendo scagliò attraverso
la porta schiusa che trema tutti su ed impaurito che lui può
venga via alla sua finestra e lancio lei da lui. Lei andò nel
stanza dei bambini, si posò in giù sul letto della balia, e si arricciò
su. Lei stava rabbrividendo con febbre.
Bugrov fu lasciato in pace. Lui si sentì soffocato, e lui aprì la finestra.
Che arie gloriose respirarono la fragranza sulla sua faccia e collo! Può
sia buono respirare tale aria che pende sui cuscini di una carrozza
. . . . Fuori là, ben oltre la città fra i villaggi ed il
passi l'estate ville, l'aria ancora era più dolce. . . . Bugrov davvero