Capitolo 36
imprigionato. Chi la difenderebbero? I suoi genitori vissero lontano via
nelle province; loro non avevano i soldi per venire a lei. Nel
capitale lei era come solitario come in un deserto, senza amici o
parentela. Loro potrebbero fare quello che loro piacquero con lei.
"Io andrò a tutte le corti e tutti gli avvocati", pensiero di Mashenka,
tremando. "Io spiegherò a loro, io giurerò. . . . Loro
creda che io non potessi essere un ladro!"
Mashenka ricordò che sotto i fogli nel suo cesto lei aveva
dei dolci che, seguendo le abitudini dei suoi giorni di scuola, lei
aveva messo in tasca a cena ed aveva portato via alla sua stanza. Lei
sentito caldo del tutto finito, ed aveva vergogna al pensiero che lei piccolo
segreto fu conosciuto alla signora della casa; e tutto questo terrore,
la vergogna, risentimento, procurato un attacco di palpitazione del cuore,
quale preparò un battendo nei suoi tempi, nel suo cuore e profondo
in giù nel suo stomaco.
"Cena è pronta", il servitore chiamò in causa Mashenka.
"Andrò, o non?"
Mashenka spazzolò i suoi capelli, asciugò la sua faccia con un asciugamano bagnato, e
andato nella cenare-stanza. Là loro già avevano cominciato cena. A
una fine della tavola sedette Fedosya Vassilyevna con un stupido, solenne,
faccia seria; all'altra fine Nikolay Sergeitch. Ai lati là
era i visitatori ed i bambini. I piatti furono dati entro due
lacchè in code forcute e guanti di bianco. Ogni seppe quello là
era un sconvolgimento nella casa, quello Signora che Kushkin era in guaio e
ogni era silenzioso. Si sentì nulla ma il suono di masticare rumorosamente
ed il sonaglio di cucchiai sui piatti.
La signora della casa, lei era la prima a parlare.
"Quale è il terzo corso?" lei chiese al lacchè in un stanco, danneggiato
voce.
"_Esturgeon un la russe_", rispose al lacchè.
"Io ordinai che, Fenya", Nikolay Sergeitch si affrettò osservare. "IO
voluto del pesce. Se non Le piace, chere_ di _ma non li faccia
lo serva. Io appena l'ho ordinato. . . ."