Capitolo 49
Panteleimon, in un panciotto di velluto. La luna stava splendendo. Era
ancora scaldi, scalda come è in autunno. Cani stavano ululando nel sobborgo
vicino la macellazione-casa. Startsev lasciò i suoi cavalli nell'uno del
lato-strade alla fine della città, e camminò a piedi al
cimitero.
"Noi tutti abbiamo le nostre stranezze", lui pensò. "Faccia i gattini è dispari, anche; e
--chi sa?--forse lei non sta scherzando, forse lei verrà";
e lui si abbandonò a questo svenimento, la speranza vana, ed esso inebriati
lui.
Lui attraversò per metà un miglio i campi; il cimitero mostrò
come una riga scura nella distanza, come una foresta o un grande giardino.
Il muro di pietra bianca entrò in vista, il cancello. . . . Nel
chiaro di luna che lui potrebbe leggere sul cancello: "L'ora il cometh." Startsev
andato in al piccolo cancello, e prima qualsiasi cosa altro lui vide il
croci bianche e monumenti su ambo i lati del viale largo, e
le ombre nere di loro ed i pioppi; e per un tondo di modo lungo
era ogni bianco ed annerisce, e gli alberi che dormono inarcarono loro
rami sulle pietre bianche. Sembrò come se sia agile
qui che nei campi; le acero-foglie state di rilievo bruscamente piace
mani sulla sabbia gialla del viale e sulle pietre, ed il
iscrizioni sulle tombe chiaramente potrebbero essere lette. Per il primo
momenti che Startsev ora è stato colpito da quello che lui vide per la prima volta
in vita sua, e quello che lui probabilmente vedrebbe mai di nuovo; un mondo
non piaccia qualsiasi cosa altro, un mondo nel quale il chiaro di luna era come molle
e bello, come se dormendo qui nella sua culla, dove là
non era vita, nessuno qualunque cosa; ma in ogni pioppo scuro, in ogni tomba,
là fu sentito la presenza di un mistero che ha promesso ad una vita
pacato, bello, eterno. Le pietre ed appassì fiori, insieme
col profumo di autunno delle foglie, tutti dissero del perdono,
malinconia, e la pace.
Tutti erano silenzio circa; le stelle guardarono in giù dal cielo nel