Anton Pavlovich Chekhov

La Signora col Cane e le Altre Storie

Anton Pavlovich Chekhov

Capitolo 58

molte ricordi! Io pensai che noi dovremmo parlare senza fermare fino a
mattina."

Ora lui vide suo affronti vicino, i suoi occhi che splendono, e nell'oscurità lei
guardato più giovane che nella stanza, ed anche lei la vecchia espressione infantile
sembrato essere ritornati a lei. E davvero lei stava guardando a lui
con curiosità naïve, come se lei volle trovare una vista più vicina e
capendo dell'uomo che l'aveva amata così ardentemente, con così
tenerezza, e così inutilmente;  i suoi occhi lo ringraziarono per quello
con amore. E lui ricordò tutti che erano stati, ogni dettaglio minuto;  come
lui aveva vagato sul cimitero, come lui era ritornato a casa nel
mattina esaurì, e lui si sentì improvvisamente triste e pentì il passato.
Un calore cominciò ad ardere nel suo cuore.

"Ricorda come La portai al ballo al bastone io?" lui chiese.
"Era poi scuro e piovoso. . ."

Il calore ora stava ardendo nel suo cuore, e lui bramò parlare, a
sbarra alla vita. . . .

"Ech!" lui disse con un sospiro. "Lei chiede come io sto vivendo. Come faccia noi
viva qui? Perché, non affatto. Noi cresciamo vecchio, noi cresciamo forti, noi cresciamo
allenti. Un giorno dopo l'altro i passaggi;  la vita scivola da senza colour, senza
espressioni, senza pensieri. . . . Lavorando di giorno per
guadagni, e di sera il bastone, la società di scheda-giocatori,
gentiluomini alcolici, rauco-che ha voce che io non posso sopportare. Quello che è
là bello in lui?"

"Bene, Lei ha lavoro--un oggetto nobile nella vita. Lei era così
affettuoso di parlare del Suo ospedale. Io ero poi tale ragazza strana;  IO
si immaginato tale grande pianista. Oggi tutte le giovani signore
suoni il pianoforte, ed io giocai, anche, come ognuno altro, e là
non era nulla speciale circa me. Io sono solo tale pianista come mia madre
è un autrice. E chiaramente io non La capii poi, ma
dopo a Mosca io pensai a Lei spesso. Io pensai a nessuno
ma Lei. Che felicità per essere un dottore di distretto;  aiutare il
soffrendo;  stare servendo le persone! Che felicità!" Ekaterina
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