Capitolo 6
era la sua caduta--così sembrò, ed era strano ed improprio.
La sua faccia lasciò cadere e si affievolì, e su ambo i lati di lui i suoi capelli lunghi
appeso luttuosamente in giù; lei mused in un atteggiamento abbattuto come "il
donna che era un peccatore" in un vecchio stile ritratto.
"È sbagliato", lei disse. "Lei sarà il primo ad ora disprezzarmi."
C'era un acqua-melone sulla tavola. Gurov si tagliò una fetta e
cominciato a mangiarlo senza l'alacrità. Là fece seguire almeno un'ora mezzo
di silenzio.
Anna Sergeyevna stava toccando; c'era circa lei la purezza di un
buona, semplice donna che aveva visto poco della vita. La candela solitaria
bruciando sulla tavola gettò una luce debole sulla sua faccia, ancora era
chiaro che lei era molto infelice.
"Come potrei disprezzarLa?" Gurov chiesto. "Lei non sa quello che Lei
sta dicendo."
"Dio mi perdona", lei disse, ed i suoi occhi riempirono con ferite lacere. "È
terribile."
"Lei sembra sentirLa abbia bisogno di essere perdonato."
"Perdonato? No Io sono una cattiva, bassa donna; Io mi disprezzo e non faccio
tenti di giustificarsi. Non è mio marito ma io io ho
ingannato. E non solo proprio ora; Io sto ingannandomi per
un tempo lungo. Mio marito può essere un buoni, onesti uomini, ma lui è un
flunkey! Io non so quello che lui fa là, quello che è il suo lavoro ma io
sappia lui è un flunkey! Io avevo venti anni quando io mi sposai a lui. IO
è stato tormentato da curiosità; Io volli meglio qualche cosa. 'Là
deve essere un genere diverso della vita', io dissi a me. Io volli
viva! Vivere, vivere! . . . Io fui licenziato da curiosità. . . Lei
non lo capisca, ma, io giuro a Dio, io non potevo controllarmi;
qualche cosa accadde a me: Io non potevo essere contenutomi. Io dissi mio
marito io ero malato, e venne qui. . . . E qui io sto camminando
circa come se io fui stordito, come una creatura arrabbiata; . . . ed ora io
è divenuto una donna volgare, spregevole che alcuno che uno può disprezzare."
Il feltro di Gurov già annoiò, mentre ascoltandola. Lui fu irritato dal