Capitolo 8
di salvezza eterna nostra, del movimento incessante della vita su
terra, di progresso incessante verso perfezione. Sedendo accanto ad un
giovane che nell'alba sembrò così bello, calmò ed affascinò
in questi dintorni magici--il mare, montagne, nubi il
cielo aperto--Gurov pensò come in realtà tutto è bello
in questo mondo quando uno riflette: tutto eccetto quello che noi pensiamo
o si fa quando noi dimentichiamo la nostra dignità umana ed il più alti
scopi della nostra esistenza.
Un uomo camminò su a loro--probabilmente un custode--guardò a loro e
si allontanato. E questo dettaglio sembrò misterioso e bello, anche.
Loro videro un piroscafo venuto da Theodosia, con le sue luci fuori nel
arda di alba.
"C'è rugiada sull'erba", Anna Sergeyevna detto, dopo un silenzio.
"Sì. È ora per andare a casa."
Loro risalirono alla città.
Poi loro incontrarono ogni giorno alle dodici sulla mare-fronte, pranzò
e cenò insieme, andò a fare passeggiate, ammirò il mare. Lei si lagnò
che lei dormì male, che il suo cuore battè violentemente; chiesto il
stesse domande, ora agitò da gelosia ed ora dalla paura che
lui sufficientemente non la rispettò. E spesso nella piazza o
giardini, quando c'era nessuno vicino loro, lui la disegnò improvvisamente a
lui e la baciò appassionatamente. L'ozio completo, questi baci
in luce del giorno larga mentre lui sembrò rotondo in tema di alcuni uno
vedendoli, il calore, l'odorato del mare ed il continuo
passando avanti ed indietro di fronte a lui di inattivo, bene-vestì, persone ben nutrito,
fatto un uomo nuovo di lui; lui disse ad Anna Sergeyevna come bello lei
era, come affascinante. Lui era impazientemente appassionato, lui non può
trasporti via un passo da lei, mentre lei era spesso malinconica e continuamente
l'esortato a confessare che lui non la rispettò, non l'ami
nel minimo, e pensiero di lei come nulla ma una donna comune.
Pressocché ogni sera loro guidarono in qualche luogo piuttosto in ritardo fuori di città,
ad Oreanda o alla cascata; e la spedizione era sempre un