Anton Pavlovich Chekhov

Il Caro e le Altre Storie

Anton Pavlovich Chekhov

Capitolo 33

Io avevo vergogna alla vista dei lacchè, i vetturini ed il
lavoratori che ci soddisfecero. Sembrò a me sempre loro stavano guardando a me
e pensando:  "Perché sta facendo nulla?" Ed io ero consapevole di
questo sentimento della vergogna ogni giorno da mattina a notte. Era un
tempo strano, sgradevole, monotono;  fu variato solamente da Lubkov
ora prendendo in prestito da me cento, ora cinquanta fiorino olandese ed essendo
rianimato improvvisamente dai soldi come un morfina-maniaco è da morfina,
cominciando a ridere rumorosamente a sua moglie, a lui, ai suoi creditori.

Finalmente cominciò ad essere piovoso e freddo. Noi andammo in Italia, ed io
telegrafato per misericordia al mio accattonaggio di padre lui per spedirmi
ottocento rubli a Roma. Noi stemmo a Venezia, a Bologna in
Firenze, ed in ogni città invariabilmente messa su ad un albergo costoso,
dove noi fummo addebitati separatamente per luci, e per servizio, e
per scaldare, e per pane a pranzo, e per il diritto di avere
cena da solo. Noi mangiammo enormemente. Di mattina loro diede
noi il complet_ di _cafe;  ad un pranzo:  carne, peschi, del genere di
omelette, formaggio, frutte, e vino. A sei cena di otto
corsi con intervalli lunghi durante i quali noi bevemmo birra e vino.
A nove tè. Ad Ariadne mezzanotte dichiarerebbe lei era
affamato, e chiede prosciutto e bollì uova. Noi mangeremmo tenerla
società.

Negli intervalli tra pasti noi rivestivamo di vimini sui musei
e le esposizioni nell'ansia continua per paura noi dovremmo essere in ritardo per
cena o pranzo. Io fui annoiato alla vista dei ritratti;  Io bramai
essere a casa per rimanere;  Io fui esaurito, cercò circa una sedia
e ripetè ipocritamente dopo le altre persone:  "Come squisito,
che atmosfera!" Come muscolo costrittore di boa nutriti eccessivamente, noi notammo solamente,
gli oggetti più abbaglianti. Le finestre di negozio c'ipnotizzarono;  noi andammo
nelle estasi su spille contraffatte e comprò una massa di inutile
ciarpame.

Alla stessa cosa accadde a Roma, dove piovve e c'era un
vento freddo. Dopo che un pranzo pesante che noi siamo andati a guardare a San Pietro, e
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