Capitolo 88
nel giardino, ed io nella vecchia casa di seigniorial, in una grande stanza
con colonne, dove non c'era mobilia eccetto un sofà largo su
quale io dormivo, ed una tavola sulla quale io usai posò fuori
pazienza. C'era sempre, anche in ancora alteri, un rumore che ronza
nelle vecchie stufe di Amos, ed in tuono-temporale la casa intera scosse
e sembrava stessero rompendo in pezzi; e stava terrorizzando piuttosto,
specialmente di notte, quando tutte le dieci grandi finestre furono accese improvvisamente
su da lampo.
Condannato da destino all'ozio perpetuo, io completamente non facevo niente.
Per ore io guardai fisso insieme fuori di finestra al cielo, agli uccelli,
al viale, legga tutto quello che mi è stato portato da posto, dormì.
Qualche volta io andai fuori della casa e vagai circa coltivi tardi in
la sera.
Un giorno come io stavo ritornando a casa, io deviai accidentalmente in un luogo
Io non seppi. Il sole già stava affondando, e le ombre di
sera posò attraverso la segale fiorita. Due file di vecchio, da vicino
piantato, abete-alberi molto alti stettero in piedi come due muri densi che formano un
viale pittoresco, oscuro. Io scalai facilmente sul recinto e
camminò lungo il viale, mentre scivolando sugli abete-aghi che posarono
due pollici profondo sulla terra. Ancora era e scuro, e solamente qui
e là sulle albero-cime alte la luce dorata e vivida vibrò e
arcobaleni fatti nei webs dei ragni. C'era un forte, pressocché
odorato soffocante di resina. Poi io trasformai in un viale lungo di cementa.
Tutte avevano qui anche, devastazione ed età; il foglie di ultimo anno arrugginirono
luttuosamente sotto i miei piedi e nelle ombre di crepuscolo appostate fra
gli alberi. Dal vecchio frutteto sulla destra lo svenimento, riluttante venne
nota dell'oriolo dorato che è dovuto essere vecchio anche. Ma finalmente
il cementa finito. Io camminai da una vecchia Casa Bianca di due storeys con
un terrazzo, e là aprì improvvisamente di fronte a me una vista di un cortile,