Capitolo 27
l'attesa-stanza dove lui era seduto quella mattina, e cominciò a guardare
per la porta nell'aria aperta.
Il chiavistello cigolò, c'era un odore di vento freddo, e Pashka,
inciampando, si incontrò fuori col recinto. Lui faceva pensare solamente uno--a
corra, correre! Lui non conobbe il modo, ma si sentì convinto che se
lui corse lui sarebbe sicuro per trovarsi a casa con sua madre.
Il cielo era coperto, ma c'era una luna dietro alle nubi. Pashka
corso dai passi diritto diretto, andò tondo il granaio ed inciampò
in dei cespugli spessi; dopo fermando per un minuto ed avere pensato,
lui gettò di nuovo di nuovo all'ospedale, corse tondo esso, e si fermò
di nuovo indeciso; dietro all'ospedale erano croci bianche.
"Ma-un-mka!" lui pianse, e gettò di nuovo.
Amministrando dagli edifici sinistri e scuri, lui vide una finestra illuminata.
La brillante pezza rossa sembrò terribile nell'oscurità, ma Pashka,
frenetico con terrore, non intelligente dove correre, girato verso lui.
Accanto alla finestra un portico era con passi, ed una porta anteriore con un
asse bianco su lui; Pashka funzionò sui passi, guardò in alla finestra,
e subito fu posseduto da gioia opprimente ed intensa. Attraverso il
finestra lui vide il dottore affabile ed allegro che siede alla lettura di tavola
un libro. Ridendo con felicità, Pashka tese fuori le sue mani a
la persona lui seppe e tentò di chiamare fuori, ma della forza non visto
lo strangolato e colpì alle sue gambe; lui barcollò e precipitò in giù su
i passi inconscio.
Quando lui venne a lui era luce del giorno, ed una voce che lui ha conosciuto molto
bene, quello gli aveva promesso ad una fiera, finches, ed una volpe, stava dicendo
accanto a lui:
"Bene, Lei è un idiota, Pashka! Non è un idiota? Lei deve
sia colpito, ma c'è nessuno per farlo."
GRISHA
GRISHA, un piccolo ragazzo paffuto, nato due anni ed otto mesi fa,
sta camminando sul viale con la sua balia. Lui sta portando un lungo,
pelisse fatto un batuffolo di, una sciarpa, un grande berretto con un pom-pom lanuginoso e caldo