Anton Pavlovich Chekhov

Il Cuoco sta Sposando e le Altre Storie

Anton Pavlovich Chekhov

Capitolo 34


"Come sporco", io bisbigliai, "come sporco!"

Quindi è che "ostriche" vollero dire! Io immaginai a me una creatura
come una rana. Una rana che siede in un guscio, sbirciando fuori da lui con
grandi, brillanti occhi, e trasportando le sue mascelle che rivoltano. Io immaginai
questa creatura in un guscio con artigli, i brillanti occhi, ed un limaccioso
si scortichi, essendo portato dal mercato. . . . I bambini possono tutti
nascondiglio mentre il cuoco, mentre aggrottando le ciglia con un'aria di disgusto, prenderebbe
la creatura dal suo artiglio, lo metta su un piatto, e lo porti nel
cenare-stanza. Gli adulti lo prenderebbero e lo mangerebbero, lo mangi vivo
coi suoi occhi, i suoi denti, le sue gambe! Mentre strillò e tentò a
morso i loro labbra. . . .

Io aggrottai le ciglia, ma. . . ma perché faceva i miei denti si muovono come se io ero
masticando rumorosamente? La creatura era disgustosa, disgustosa, terribile, ma io
lo mangiato, lo mangiò avidamente, impaurito di distinguere il suo gusto o
odorato. Appena io avevo mangiato uno, io vidi i brillanti occhi di un
secondo, un terzo. . . Io li mangiai anche. . . . Finalmente io mangiai il
tavola-tovagliolo, il piatto, il goloshes di mio padre, l'affisso bianco
. . . Io mangiai tutto quello che ha preso il mio occhio, perché io sentii che nulla
ma mangiando porterebbe via la mia malattia. Le ostriche avevano un terribile
guardi nei loro occhi ed era disgustoso. Io rabbrividii al pensiero
di loro, ma io volli mangiare! Mangiare!

"Ostriche! Mi dia delle ostriche!" era l'uggiolare che ha rotto da me e
Io protesi la mia mano.

"C'aiuti, gentiluomini!" Io sentii a quel momento mio padre dica, in un
voce cavo e tremante. "Io ho vergogna chiedere ma--il mio Dio!--IO
può sopportare nessuno più!"

"Ostriche!" Io piansi, mentre tirando mio padre dalle gonne del suo cappotto.

"Vuole dire dirLa mangi ostriche? Ad una piccola screpolatura piaci Lei!" IO
risata sentita vicino a me.

Due gentiluomini in cappelli di cima stavano stando in piedi di fronte a noi, guardando in mio
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