Capitolo 44
diviene, ed il più timidezza che lui mostra nell'intentare causa. Quanto
il coraggio e la sicurezza di sé delle quali ha bisogno, quando uno viene a guardare in
esso da vicino, intraprendere insegnare, giudicare per scrivere un spesso
libro. . . ."
Colpì dieci.
"Venga, ragazzo, è ora di andare a letto", detto l'accusatore. "Dica buono-notte e
vada."
"No, papà", disse Seryozha, "io starò un poco più da molto. Mi dica
qualche cosa! Mi racconti una storia. . . ."
"Lei subito deve andare molto bene, solamente dopo la storia a letto."
Yevgeny Petrovitch nelle sue sere gratis era nell'abitudine di dire
Storie di Seryozha. Come più persone prese parte in affari pratici,
lui non conobbe un solo poema da cuore, e non poteva ricordare un
sola storia delicata, così lui doveva improvvissare. Come una regola lui cominciò con
lo stereotipato: "In un certo paese, in un certo regno", poi
lui ammucchiò su qualche i generi di sciocchezze innocenti e non aveva nozione come
lui disse l'inizio come la storia seguirebbe, e come può
fine. Scene, caratteri, e situazioni furono prese a caso,
estemporaneo, e la trama ed i morali ne vennero come sia,
senza piano da parte dello storia-cassiere. Seryozha era molto
affettuoso di questa improvvisazione, e l'accusatore notò che il
più semplice ed il meno ingegnoso la trama, il più forte l'impressione
fece sul bambino.
"Ascolti", lui disse, mentre elevando i suoi occhi al soffitto. "Una volta su un
tempo, in un certo paese, in un certo regno là vissuto un
vecchio, molto vecchio imperatore con una barba grigia e lunga, e. . . e con
ai grandi baffi grigi piace questo. Bene, lui visse in un palazzo di vetro
quale brillò e brillò nel sole, come un grande pezzo di in modo chiaro
ghiaccio. Il palazzo, il mio ragazzo stette in piedi in un giardino enorme in che là
cresciuto arance, Lei sa. . . bergamots, ciliegie. . . tulipani,
rose, e giglio-di-il-valle sia in fiore in lui, ed uccelli di
colours diversi cantarono là. . . . Sì. . . . Sugli alberi là