Robert W. (Robert William) Chambers
Capitolo 15
la nostra piccola vanità--piuttosto innocuo dopo tutto. Noi siamo un destino abbastanza decente,
qualche volta assurdo, specialmente nei nostri tragici momenti; qualche volta emotivo,
di solito illogico, spesso impulsivo, frequentemente dal cuore tenero così come
supersensitive.
"Ora era una piccola vanità piacevole per me per prenderlo per accordò quello
in qualche modo Lei aveva sentito di me ed aveva scalato dodici voli di gradini per
il diritto di sedere per me."
Lui rise così francamente che il timido, sorriso di risposta fece la sua faccia
incantando; e lui ne approfittò frescamente, e mentre eccitando e
incentivandolo, l'affisse immortalmente sulla creatura squisita che lui era
dipingendo.
"Quindi Lei non scalò solamente quelli dodici voli per il diritto di
avendomi dipingerLa?"
"No", lei ammise, "io stavo per soltanto ridentemente, cominciare alla cima
ed applica dal principio alla fine per lavoro in giù finché qualcuno mi prese--o nessuno
mi preso."
"Ma perché comincia alla cima?"
"È più facile sopportare delusione che va in giù", lei disse, seriamente;
"se due o tre artisti mi avessero rifiutato sui primo e secondo pavimenti,
le mie gambe non mi avrebbero portato molto lontano su."
"Cattiva logica", lui fece commenti. "Noi montiamo da esperimenta, mentre usando nostro distrusse
le speranze come posizioni sicure."
"Lei non sa una ragazza può sopportare quanto. Là viene un tempo-dopo che
anni di consolidi discesa--quando sfortuna e delusione divenute
tollerabile; quando la speranza differito più si ammala. È nel sorgere verso
migliori cose che delusioni hanno fatto male più crudelmente."
Lui girò la sua testa in sorpresa; poi continuò a dipingere:
"La Sua filosofia è la filosofia di sottomissione."
"Chiama una lotta di anni, sottomissione?"
"Ma stava abbandonando dopo tutti--l'acquiescenza, despondency, un _laissez
polizza di faire_."
"Uno può stancare di lottare."
"Uno può. Un altro non può."
"Io penso che Lei ha dovuto lottare molto sodo mai."