Amy D. V. Chalmers
Capitolo 40
occhi angosciati.
"Chi era il Suo visitatore? Io non seppi che qualsiasi uno seppe che noi eravamo
ancorato qui. Noi non sapemmo, noi, che noi eravamo sbarcare qui
finché noi spiammo il luogo. Quel ragazzo era un estraneo a Lei? Perché non faceva
chiama uno di noi se lui La spaventasse?" Il tono di Madge era distintamente
ostile.
Il Signorina Jones scosse solamente la sua testa. Le grandi ferite lacere stavano rotolando in giù lei
guance. Lei stava tremando così che Madge, molta contro la sua volontà prese
suo dal braccio e l'assistè attraverso il ponte.
"Io posso dirgli nulla, Madge" era la pieno di bucce replica dell'insegnante. "Io sono
perfettamente consapevole che Lei ha diritto a sapere. Io non posso semplicemente ancora,
gli dica. Ma io posso andare via, se gli piace, ed io voglio, appena Lei
può trovare dell'uno altro sorvegliarLa. Solamente io devo chiedere a Lei di non dire
le altre ragazze quello che è successo a-notte, o perché io devo lasciarLa.
Lei vede, caro", il Signorina Jones finì ansiosamente, "le altre ragazze sono affettuose
di me. Lei non è stato mai. Io non posso sopportare perdere la loro fede e
fiducia."
C'era un silenzio significativo dopo questo commento.
"Vide realmente chi era con me?" Il Signorina Jones interrogò
ansiosamente. "Saprebbe la faccia se Lei lo vedesse di nuovo?"
"Io non so", era la replica rigida di Madge, "ma io credo che io devo."
"Non mi prometterà che Lei non dirà alle altre ragazze?" Signorina
Jones bisbigliò, come loro attraversarono il ponte e vennero alla porta di loro
piccola cabina. "Io non sto chiedendo a Lei di fare qualsiasi cosa male, chiedendo solamente
Lei per avere fiducia in me e credere che io non penso che io sto facendo un male da
non prendendoLa nella mia fiducia."
"Io terrò lentamente molto bene, il Suo Madge segreto", ritornato. "Io non faccio
gli auguri lasciarci, il Signorina Jones. Io gli auguro stare e prendersi cura di
noi, nel momento in cui Lei fare progettò."
"Lei sta dicendo solamente che, caro, perché Lei sa che io non ho altro luogo