Capitolo 80
pensi a me come un courtezan. La vista di Lei mi fa felice, e su
quel conto io gli augurai stare. Io non potevo impedirLa; ma io sono un
donna. Se io fossi troppo debole per impedirLa, si sarebbe dovuto sedere?
Lei è molto cattivo; Lei entrò nella mia casa per distruggermi. Ora
lasci il luogo!"
Debendra, prendendo un altro tiro di brandy, detto: "Bene fatto, Hira!
Lei ha fatto un discorso di capitale. Voglia Lei tiene una conferenza nel nostro Brahmo
Samaj?"
Punto al rapido da questa derisione, disse Hira, amaramente: "Io non sono
sia fatto una burla di da Lei. Anche se io amai così vile un uomo come Lei, così
amore non sarebbe soggetto appropriato per una burla. Io non sono virtuoso; Io non faccio
capisca la virtù; la mia mente non è girata in quella direzione. La ragione
Io gli dissi io non ero un courtezan è perché io sono risolto per non portare
una macchia sul mio carattere nella speranza di vincere il Suo amore. Se Lei avesse
una scintilla di amore per me, io avrei fatto nessuno tale pegno a me. IO
non sta parlando della virtù; Io non dovrei pensare niente ad infamia comparata
col tesoro del Suo amore; ma Lei non mi ama. Per quello che
ricompensa dovrei incorrere nella malato-fama? Per che guadagno dovrei abbandonare mio
indipendenza? Se un giovane precipita nelle Sue mani, Lei non lascerà
suo vada. Se io fossi dargli la mia adorazione, Lei l'accetterebbe; ma
a-domani Lei mi dimenticherebbe, o, se Lei ricordasse, sarebbe
burli sulle mie parole coi Suoi compagni. Perché, poi, se io dovessi divenire
soggetto a Lei? Debba il giorno venuto quando Lei può amarmi, io sarò
il Suo servitore affezionato."
In questa maniera Debendra scoprì l'affezione di Hira per lui. Lui
pensiero: "Ora io La so, io posso farLa ballo alla mia misura, e
ogni qualvolta io accomodo effettui i miei disegni attraverso Lei."
Con questi pensieri nella sua mente, lui partì. Ma Debendra non faceva ancora
sappia Hira.
CAPITOLO XX.
BUONE NOTIZIE.
È mezzo-giorno. Srish Babu è ad ufficio. Le persone in casa sua sono