Capitolo 49
TRIGORIN. Facevo? [Pensierosamente] io non ricordo.
MASHA. Sessantuno. Uno.
TREPLIEFF getta apra la finestra e bancarelle ascoltando.
TREPLIEFF. Come scuro è la notte! Io mi chiedo quello che mi fa così senza riposo.
ARKADINA. Chiuda la finestra, Constantine c'è un tiro qui.
TREPLIEFF chiude la finestra.
MASHA. Novanta-otto.
TRIGORIN. Veda, la mia scheda è piena.
ARKADINA. [Spensieratamente] Bravo! Bravo!
SHAMRAEFF. Bravo!
ARKADINA. Dovunque lui va e qualunque cosa che lui fa, quell'uomo ha sempre
buon fortuna. [Lei si sveglia] Ed ora, venga a cena. Il nostro ospite rinomato
non abbia a-giorno di cena. Noi possiamo continuare più tardi il nostro gioco. [A suo figlio]
Venga, Constantine, lasci la Sua scrittura e venga a cena.
TREPLIEFF. Io non voglio qualsiasi cosa per mangiare, madre; Io non ho fame.
ARKADINA. Come Lei per favore. [Lei risveglia SORIN] Venga a cena, Pietro. [Lei
prese il braccio di SHAMRAEFF] Mi permetta di dirLa sul mio ricevimento in Kharkoff.
PAULINA spegne le candele sulla tavola, poi lei ed il rotolo di DORN
La sedia di SORIN fuori della stanza, e tutti superano fuori la porta sul
sinistra, eccetto TREPLIEFF che è lasciato in pace. TREPLIEFF si prepara a scrivere.
Lui corre sul suo occhio quello che lui già ha scritto.
TREPLIEFF. Io ho parlato una grande quantità di forme nuove di arte, ma io sento
io che gradualmente scivolo nella pista battuta. [Lui legge] "Il
affisso lo pianse dal muro--una faccia pallida in una cornice di fosco
hair"--pianto--la cornice--quello è stupido. [Lui graffia fuori quello che lui ha
scritto] Io comincerò di nuovo dal luogo dove il mio eroe si è destato da
il rumore della pioggia, ma quello che segue deve andare. Questa descrizione di un
notte di chiaro di luna è lunga e montata su trampoli. Trigorin ha aggiustato un processo
di suo proprio, e descrizioni sono facili per lui. Lui scrive che il collo
di una bottiglia rotta che giace sulla banca brillata nel chiaro di luna, e
che le ombre posarono nero sotto la mulino-ruota. Là Lei ha un