Capitolo 28
"Bene, li faccia!"
Varvara rise nel suo fazzoletto da testa e bisbigliò:
"Io sono stato appena col figlio del prete."
"Sciocchezze!"
"Io ho!"
"È un peccato!" Sofya bisbigliato.
"Bene, gli permetta di essere.... Cosa curo? Se è un peccato, poi è un peccato,
ma meglio sia colpito morto da tuono che viva come questo. Io sono giovane e
forte, ed io ho un lordo storto gobbo per un marito, peggio che
Dyudya stesso, bestemmi lui! Quando io ero una ragazza, io non avevo impanato mangiare, o
una scarpa al mio piede, ed ottenere via da quella spregevolezza io fui tentato
dai soldi di Alyoshka, e fu preso come un pesce in una rete, ed io piuttosto
abbia una vipera per il mio compagno di letto che quel Alyoshka vile. E quello che è Suo
vita? Mi fa ammalato guardare a lui. Il Suo Fyodor gli spedì impaccando da
la fabbrica e lui è preso su con un'altra donna. Loro L'hanno rubato
del Suo ragazzo e fece un schiavo di lui. Lei lavora come un cavallo, e mai
senta che qualche genere metta in parole. Io languirei piuttosto tutti i miei giorni una vecchia domestica, io piuttosto
ottenga un rublo metà dal figlio del prete, io implorerei piuttosto il mio pane, o
si getti nel bene...
"È un peccato!" Sofya bisbigliato di nuovo.
"Bene, gli permetta di essere."
In qualche luogo dietro alla chiesa le stesse tre voci, due tenori ed un
basso, cominciò a cantare di nuovo una canzone luttuosa. E di nuovo le parole non potevano
sia distinto.
"Loro non sono a letto" presto, disse Varvara, mentre ridendo.
E lei cominciò a dire in un bisbiglio delle sue passeggiate mezzanotte col
il figlio di prete, e delle storie lui le aveva detto, e dei suoi camerata,
e del divertimento lei aveva coi viaggiatori che stettero nella casa. Il
canzone luttuosa mescolò una brama per la vita e la libertà. Sofya cominciò
risata; lei lo pensò peccaminoso e terribile e dolce del quale sentire, e
lei si sentì invidiosa e spiacente che lei, anche non era stata una peccatrice quando lei