Capitolo 55
esso in giù di nuovo, non intelligente cosa per scrivere. Una di queste volte, come io ero
ponderando con la carta di fronte a me, una penna nel mio orecchio il mio gomito sul
scrivania, e la mia guancia nella mia mano, pensando a quello che dovrei dire io, là venne
in all'improvviso un il certo amico vivace, intelligente di mio che, vedendomi
così profondo in pensiero, chiese alla ragione; a che io, non facendo mistero di
esso, rispose che io stavo pensando alla Prefazione io dovevo fare per il
storia di "Don Quixote" che così mi agitò che io non avevo una mente a
faccia alcuno a tutti, né anche pubblichi i conseguimenti di così nobile un cavaliere.
"Per, come poteva Lei si aspetta che io non mi senta scomodo circa quello che quel vegliardo
legislatore loro chiamano il Pubblico dirà quando mi vede, dopo avere dormito
quindi molti anni nel silenzio di oblio, ora venendo fuori con tutti mio
anni sulla mia schiena, e con un libro asciutto come un giunco, privo di
invenzione, macilento in stile, povero in pensieri, volendo completamente nell'imparare
e la saggezza, senza quotazioni nel margine o le annotazioni alla fine,
dopo la maniera di altri libri io vedo, quale, sebbene tutte le favole e
profanità, è così pieno di massime di Aristotele, e Platone, e l'intero
armento di filosofi, che loro riempono i lettori con stupore e
li convinca che gli autori sono uomini di imparare, erudizione e
eloquenza. E poi, quando loro citano i Sacre scritture Santi!--chiunque può
dica loro sono San Thomases o gli altri dottori della Chiesa, mentre osservando come
loro fanno un decoro così ingegnoso che in una frase loro descrivono un
innamorato distratto e nel prossimo consegni un piccolo sermone devoto che esso
è un piacere ed una festa per sentire e leggere. Ci sarà di tutti questo
nulla nel mio libro, per io non ho niente a quota nel margine o notare
alla fine, ed ancora meno che io so io seguo che autori in lui, a
li metta all'inizio, come tutti faccia, sotto le lettere Un, B, C,