Capitolo 16
pensando di se tutti quelle palo-colpo erano un trattamento indegno o non
mi dà nessun disagio che fa il dolore dei colpi, per loro vogliono
rimanga profondamente come entusiasmò sulla mia memoria come sulle mie spalle."
"Per tutto quell'impedimento io dico thee, fratello Panza" Don Quixote detto "che
non c'è nessun ricordo al quale non pone fine tempo, e niente dolore
quale morte non rimuove."
"E che più grande sfortuna può essere" là, Panza risposto, "che quello
quell'aspetta tempo per porre fine ad esso e morte per rimuoverlo? Se nostro
disavventura sia uno di quelli che sono guariti con un paio di intonaci, esso
non sarebbe così cattivo; ma io sto cominciando a pensare che tutti gli intonaci in
un ospedale non sarà pressocché abbastanza per metterci destra."
"Nessuno più di quello: strappi forza fuori della debolezza, Sancho come io voglio dire
faccia", Don Quixote ritornato, "e ci permise di vedere come Rocinante è, per lui sembra
a me che non la minima azione di questa disavventura è precipitata al destino di
la bestia povera."
"Ci non è niente meraviglioso in quello", Sancho risposto "da quando lui è un
cavaliere-errante anche; quell'al quale io mi chiedo è che la mia bestia sarebbe dovuta venire via
scot-libero dove noi usciamo scotched."
"La fortuna lascia una porta aprire in avversità per portare il sollievo sempre
a lui", Don Quixote detto; Dico "io così perché questa piccola bestia ora può
provveda la mancanza di Rocinante, mentre portandomi a del castello da adesso dove io
può essere guarito delle mie ferite. Ed inoltre io non lo terrò alcuna onta
essere montato così, per io ricordo avendo letto come il buon vecchio Silenus,
il tutore ed istruttore del dio gaio di risata, quando lui entrò il
città dei cento cancelli, andò molto montò contentamente su un bello
asino."
"Può essere vero che lui andò montato come la Sua adorazione dice", rispose
Sancho, "ma c'è una grande differenza tra andando montò ed andando
gettato come un sacco di concime."