Capitolo 16
voglia la Sua adorazione per vendicarmi di alcun male, perché quando alcuno mi è fatto
Io posso prendere che vendetta sembra buona a me; l'unica cosa che io voglio è quella
Lei mi paga il risultato che Lei ha corso su nella locanda la notte scorsa, come bene
per la paglia ed orzo per le Sue due bestie, come per cena e letti."
"Poi questo una locanda è?" Don Quixote detto.
"Ed un" molto rispettabile, detto il locandiere.
"Io sono stato sotto un errore tutti questa durata", Don Quixote risposto "per
in verità io pensai che era un castello, e non un cattivo; ma da allora esso
appare che non è un castello ma una locanda, tutta quella lattina sia fatta ora è
che Lei dovrebbe scusare il pagamento, per io non posso contravvenire alla regola di
cavaliere-errante, di chi io so come un fatto (e su al presente io ho
non legga niente al contrario) che loro non pagarono mai per alloggiare o
qualsiasi cosa altro nella locanda dove è probabile che loro siano; per alcuna ospitalità che
li sarebbe offerti è la loro quota da legge e diritto in ritorno per il
lavoro faticoso insopportabile loro sopportano nel cercare avventure da notte e da giorno,
in estate ed in inverno, a piedi e su groppa, in fame e sete,
freddo e scalda, esposto a tutte le inclemenze di cielo e tutti il
le fatiche di terra."
"Io devo fare poco con quello", rispose il locandiere; "mi paghi quello che Lei
mi debba, e ci permetta di non avere nessun più discorso di cavalleria, per tutti che io voglio bene è
trovare i miei soldi."
"Lei è un locandiere stupido", vile, Don Quixote detto e mettendo incitamenti
a Rocinante e portando la sua picca al pendio lui cavalcò fuori della locanda
prima chiunque potrebbe fermarlo, e spinse su della distanza senza guardare
vedere se il suo gentiluomo di campagna stesse seguendolo.
Il locandiere quando lui lo vide andare senza pagarlo corse trovare pagamento di
Sancho che disse che come suo padrone non pagherebbe né lui,
perché, essendo come lui era gentiluomo di campagna ad un cavaliere-errante, la stessa regola e