Capitolo 52
"Sì, signore", rispose allo schiavo di galea, "per là nulla è peggio che
cantando sotto soffrendo."
"Sul contrario, io ho sentito, dica", Don Quixote detto "che colui che canta
spaventi via i suoi dolori."
"Qui è il rovescio", detto lo schiavo di galea; "per colui che canta una volta
pianti tutta la sua vita."
"Io non lo capisco", Don Quixote detto; ma una delle guardie disse
lui, "Signore per cantare sotto soffrendo vuole dire col non la fraternità di sancta
confessare sotto tortura; loro misero questo peccatore alla tortura e lui
confessato il suo crimine che stava essendo un cuatrero che è un
bestiame bovino-ladro, e sulla sua confessione loro lo condannarono a sei anni in
le galee, inoltre due fruste di bundred sulle quali lui già ha avuto il
indietro; e lui è demoralizzato sempre e sconfortato perché gli altri ladri
quello fu andato via dietro ad e quel marzo qui sevizii, e rampogni, e derida,
e lo disprezza per confessando e non avere spirito abbastanza per dire no;
per, dica loro, 'no' non ha più lettere in lui che 'lo yea', ed un colpevole
è bene via quando la vita o morte con lui dipende da sua propria lingua e non
su quello di testimoni o l'evidenza; ed al mio pensando loro non sono molti
lontano fuori."
"Ed io penso di sì anche", Don Quixote risposto; passando poi su al terzo
lui chiese a lui quello che lui aveva chiesto agli altri, e gli uomini risposero molti
prontamente ed indifferentemente, "io sto andando per cinque anni alle loro condizioni di gran dama
il gurapas per la mancanza di dieci ducati."
"Io darò venti con piacere per trovarLa fuori di quel guaio", detto
Don Quixote.
"Che", disse lo schiavo di galea, "è come un uomo che ha soldi a mare quando lui
sta morendo a causa di fame e non ha nessun modo di comprare quello che lui vuole; Dico io così
perché se alla durata corretta io avessi avuto quelli venti ducati che Suo
l'adorazione ora mi offre, io avrei unto la penna del notaio e
rinfrescato sull'intelligenza dell'avvocato con loro, così che a-giorno nella quale io dovrei essere