Capitolo 8
gli darà sulla sua vendetta il suo nemico Alifanfaron del Trapobana."
Dicendo quindi, lui gettò nel mezzo dello squadrone di pecore, e cominciò
trafiggendoli con come molto spirito e l'intrepidezza come se lui fosse
nemici mortali che trafiggono in caparra. I pastori e bovari
accompagnando il gregge gridato a lui per desistere; vederlo non era uso,
loro l'ungirt le loro fionde e cominciò a salutare i suoi orecchi con pietre come grande
come il pugno di uno. Don Quixote non diede attenzione alle pietre, ma, facendo passeggiata
corretto ed andò via tenuto dicendo:
"Dove arte tu, Alifanfaron orgoglioso? Venga di fronte a me; Io sono un solo cavaliere
fain proverebbero chi mano di prodezza di thy per dare, e fa thee produrre thy
vita una sanzione penale per il male tu dost al Pentapolin coraggioso
Garamanta." Qui venne ad una zucchero-susina dal ruscello sul quale l'ha colpito il
lato e seppellì un paio di costole nel suo corpo. Sentendosi così tormentato,
lui si immaginò ucciso o ferì male per certo, e ricordando
il suo liquore che lui ha sfoderato il suo fiasco, e mettendolo alla sua bocca cominciò
versi i contenuti nel suo stomaco; ma prima lui era riuscito in
ingoiando quello che abbastanza sembrò a lui, là venne ad un'altra mandorla che
lo colpito sulla mano e sul fiasco così equamente che lo fracassò a
pezzi, battendo tre o quattro denti e macinatori fuori della sua bocca in suo
corso, e schiacciando gravemente due dita della sua mano. Tale era la forza
del primo colpo e del secondo che il cavaliere povero nonostante
lui venne indietro in giù via il suo cavallo. I pastori vennero su, e
sentito sicuro loro l'avevano ucciso; quindi in ogni alacrità loro raccolsero il loro gregge
insieme, prese sulle bestie morte di che c'erano più di sette,
e fece via senza aspettare accertare ulteriormente qualsiasi cosa.
Tutti questa durata Sancho stette in piedi sulla collina che guarda gli atto di valore matti il suo
padrone stava compiendo, e lacerando la sua barba e bestemmiando l'ora ed il