Capitolo 57
piangendo ad alta voce in queste solitudini, bestemmiando il mio fato, e chiamando inattivamente sul
caro nome di lei chi è il mio nemico, e cercando solamente di finire la mia vita in
lamentazione; e quando io recupero i miei sensi io mi trovo così esaurito e
stanco che io posso muovermi appena. Più comunemente la mia abitazione è la cavo
di un albero di sughero grande abbastanza per proteggere questo corpo misero; i mandriani
e caprai che frequentano queste montagne, si mossi da compassione forniscono
io con cibo, lasciandolo dal margine o sulle pietre, dove loro pensano
Io forse posso passare e posso trovarlo; e così, anche se io posso essere poi fuori di
i miei sensi, le mancanze di natura mi insegnano quello che è costretto a sostenermi,
e mi fa chiederlo insistentemente ed ansioso prenderlo. Alle altre durate, così loro dicono
io quando loro mi trovano in un umore razionale, io il sally fuori sulla strada, e
sebbene loro gle mi darebbero volentieri, io afferro cibo da forza dal
pastori che lo portano dal villaggio alle loro capanne. Così passi il
vita disgraziata che rimane a me, finché è la volontà di Cielo per portarlo
ad una chiusura, o così ordinare la mia memoria che io non ricordo più il
la bellezza e la slealtà di Luscinda, o il male mi fatto da Don Fernando;
per se farà questo senza spogliarmi della vita, io girerò mio
pensieri in del migliore canale; se non, io posso implorarlo solamente di avere
la piena misericordia sulla mia anima, per in me io non sento nessun potere o forza a
rilasci il mio corpo da questo stretto dove io ho di mio proprio eletto di accordo
metterlo.
"Così, signori, è la storia cupa della mia sfortuna: dica se è uno che
può essere detto con meno emozione che Lei ha visto in me; e non fa
guaio voi stessi con esortando o pigiando su me che ragione suggerisce
come probabilmente servire per il mio sollievo, per lui mi gioverà a tanto quanto il
medicina prescritta da un profitti di medico saggi l'uomo ammalato che non vuole