Capitolo 27
la domanda che lei già si è chiesta lui non aveva chiesto prima--quello che era
quello l'aveva causata per scrivere la lettera lei l'aveva spedito. Camilla rispose
che era sembrato a lei che Lothario guardò piuttosto a lei più
liberamente che quando lui era stato a casa; ma che ora lei fu disingannata e
creduto che esso fosse stato solamente suo proprio immaginazione, per Lothario ora
evitato vederla, o essendo con lei da solo. Anselmo le disse lei poteva
sia piuttosto facile sul risultato di quel sospetto, per lui conobbe quel Lothario
era innamorato di una damigella di fila nella città che lui celebrò sotto
il nome di Chloris, e che anche se lui non sia, la sua fedeltà e loro
la grande amicizia non lasciò stanza per paura. Comunque, non aveva Camilla stato
informato in anticipo da Lothario che questo amore per Chloris era un
finzione, e che lui lui aveva detto ad Anselmo di lui per essere capace
qualche volta dare espressione agli encomi di Camilla stessa, senza dubbio
lei sarebbe precipitata nei lavori faticosi disperati della gelosia; ma essendo
preavvisato lei ricevette le notizie sorprendenti senza disagio.
Il prossimo giorno come i tre sia a tavola Anselmo chiese a Lothario di recitare a memoria
qualche cosa di quello che lui aveva composto per sua padrona Chloris; per come
Camilla non la seppe, è probabile che lui dica in salvo quello che gli piacque.
"Anche lei la seppe", Lothario ritornato "io non nasconderei niente, per
quando un encomi amorosi la bellezza della sua signora, e l'addebita con crudeltà, lui
getti nessuna imputazione sul suo nome equo; in ogni caso, tutti che posso dire io sono
che ieri io feci un sonetto sull'ingratitudine di questo Chloris che
va così:
SONETTO
A mezzanotte, nel silenzio, quando gli occhi
Di mortals più felice sonni balsamici vicino,
La storia stanca dei miei dolori non numerati
A Chloris ed a Cielo è avvezzo per sorgere.
E quando la luce di giorno che ritorna tinte
I portali dell'est con tinte di rosa,
Con forza non diminuita i miei flussi di dolore