Capitolo 28
In accenti rotti ed in sospiri che brucia.
E quando il sole sale il suo trono di stella-circonferenza,
E sugli acquazzoni di terra in giù i suoi raggi di mezzogiorno,
Mezzogiorno ma rinnova il mio lamento e le mie ferite lacere;
E con la notte di nuovo sale il mio lamento.
Ancora mai nella mia agonia sembra
A me che né Cielo né Chloris sente."
Il sonetto accomodò Camilla, ed ancora più Anselmo, per lui lo lodò e
detto la signora era smodatamente crudele chi non costituì ritorno la sincerità così
manifestazione. Su che disse Camilla, "Poi tutti che dicono poeti amore-tormentati sono
vero?"
"Come poeti loro non dicono la verità", Lothario risposto; "ma come innamorati
loro non sono più difettosi in espressione che loro sono veritieri."
"C'è senza dubbio di quello", Anselmo osservato ansioso ad appoggio e
alzi le idee di Lothario con Camilla che era come nonostante il suo disegno
come lei era innamorata profonda di Lothario; e prendendo così delizia in qualsiasi cosa
quell'era il suo, e sapendo che i suoi pensieri e scritture l'avevano per
il loro oggetto, e che lei lei era il vero Chloris, lei chiese a lui a
ripeta dell'altro sonetto o versi se lui ne ricordasse.
"Io faccio", Lothario risposto, "ma io non lo penso buono come il primo
uno, o, parlando più correttamente, meno cattivo; ma Lei può giudicare facilmente, per
è questo.
SONETTO
Io so che io sono condannato; morte è a me
Certo come quello tu, ingrato correttamente,
Morto a piedi di thy shouldst mi vedono giacendo, prima
Il mio cuore si pentì del suo amore per thee.
Se è seppellito in oblio io dovrei essere,
Orbato della vita, la fama, favour uguaglia là
Sarebbe trovato che io thy immaginano orso
Profondo scolpito nel mio seno per tutti per vedere.
Questi piace della reliquia santa che io apprezzo
Salvarmi dal fato la mia verità comporta,
Verità che a thy cuore duro che il suo vigour deve.
Ahimè per lui che sotto cieli che abbassa,
In o'er del pericolo un vele di oceano senza sentieri,