Capitolo 26
è persuaso non ci saranno un paese o lingua in che là la volontà
non sia una traduzione di lui."
"Una delle cose", Don Quixote qui osservato "che dovrebbe dare di più
piacere ad un uomo virtuoso ed eminente è trovarsi nella sua vita
in stampa ed in tipo, familiare nelle bocche di persone con un buon nome; Dico io
con un buon nome, per se è l'opposto, non c'è poi nessuna morte da essere
comparato a lui."
"Se passa il buon nome e la fama", detto lo scapolo, la "Sua adorazione
da solo sopporta via il palmo da tutto il cavaliere-errante; per la Brughiera in
sua propria lingua, ed il Cristiano nel suo, ha preso desideri mettere prima
noi il Suo coraggio, il Suo coraggio alto nell'incontrare pericoli Suo
il coraggio morale in avversità, la Sua pazienza sotto sfortune così come
ferite, la purezza e continenza degli amori platonici della Sua adorazione
e la mia signora Dona il del di Dulcinea Toboso-"
"Io non sentii mai la mia signora Dulcinea chiamato Dona", Sancho osservato qui;
"nulla più della signora il del di Dulcinea Toboso; quindi qui già il
storia è sbagliata."
"Quella non è un'obiezione di alcuna importanza", Carrasco risposto.
"Certamente non", Don Quixote detto; "ma mi dice, scapolo di senor quello che
atti del mio sono quelli è fatto la maggior parte di in questa storia?"
"Su quel punto", rispose lo scapolo, "opinioni differiscono, come gusti;
alcuni giurano dall'avventura dei mulini a vento che la Sua adorazione ha preso essere
Briareuses e giganti; altri da quello dei mulini di follatura; uno piange su
la descrizione dei due eserciti del quali dopo presero l'aspetto
due greggi di pecora; un altro quello del corpo morto sul suo modo di essere
seppellito a Segovia; un terzo dice la liberazione degli schiavi di galea è
il meglio di tutti, ed un quarto che nulla viene su all'affare con
i giganti Benedettini, e la battaglia col Biscayan coraggioso."
"Mi dica, scapolo" di senor, Sancho detto a questo punto "fa l'avventura
con lo Yanguesans entra, quando il nostro buon Rocinante andò agognando dopo