Capitolo 29
stava inclinandosi contro un albero, era molto lungo e forte, ed aveva un acciaio
aguzzi più di un palmo in lunghezza.
Don Quixote osservò tutti, e prese nota di tutti, e da quello che lui vide e
osservato lui concluse che il cavaliere detto deve essere un uomo di grande
forza, ma lui non faceva per tutti che danno modo di temere, come Sancho
Panza; sul contrario, con un'aria composta ed impavida lui disse al
Cavaliere degli Specchi, "Se, cavaliere di signore, la Sua grande ansia per lottare ha
non bandito la Sua cortesia, da lui io L'implorerei per elevare la Sua visiera
un piccolo, in ordine che io posso vedere se la bellezza della Sua espressione
corrisponde con quello della Sua attrezzatura."
"Se Lei viene vittorioso o vinse fuori di questo emprise, signore
cavaliere", rispose lui degli Specchi, "Lei avrà più di abbastanza tempo
ed agio per vedermi; e se ora io non assento con la Sua richiesta, esso
è perché sembra a me io dovrei fare un male serio alla fiera
De di Casildea Vandalia nello sprecare tempo mentre io fermai elevare la mia visiera
prima di costringerLa per confessare quello che Lei è già consapevole io mantengo."
"Bene poi", Don Quixote detto, "mentre noi stiamo montando Lei può almeno
mi dica se io sono quel Don Quixote che Lei gli disse vinse."
"A quello noi Le rispondiamo", disse degli Specchi come il "quali Lei è gli piace
il molto cavaliere che io ho vinto come un uovo è come un altro, ma come Lei dica
incantatori La perseguitano, io non mi avventurerò dire positivamente se
Lei è la persona detta o non."
"Che", Don Quixote detto, "è abbastanza per convincermi che Lei è sotto un
falsità; comunque, completamente alleviarLa di lui, lasci che i nostri cavalli siano
portato, ed in meno durata che La prenderebbe per elevare la Sua visiera, se
Dio, la mia signora, ed il mio braccio mi sopportano nel buon posto, io vedrò la Sua faccia,
e Lei vedrà che io non sono il Don Quixote vinto Lei mi prende a
sia."
Con questo, tagliando brevemente il colloquio, loro montarono, e Don Quixote