Capitolo 17
custode, ed io ho portato su altri, ma alcuno non piace mai questi. Loro
è maschio e femmina; il maschio è in che prima gabbia e la donna nel
uno dietro a, e loro ora hanno fame, per loro non hanno mangiato niente a-giorno,
quindi lasciò la Sua adorazione stare in piedi a parte, per noi dobbiamo fare l'alacrità al luogo
dove siamo alimentarli noi."
Al che, sorridendo leggermente, Don Quixote esclamò, "Leone-cuccioli a me! a
io cuccioli di leoni, ed a tale durata! Poi, da Dio! quelli gentiluomini che
li spedisca qui vedrà se io sono un uomo per essere spaventato da leoni. Ottenga
in giù, il mio buon individuo, e come Lei è il custode apra le gabbie, e svolta
io fuori quelle bestie, e nel mezzo di questo piano io li lascerò sa
chi Don Quixote di La Mancha è, in dispetto e nei denti del
incantatori che me li spediscono."
"Quindi, così", detto il gentiluomo a lui a questo; il "nostro cavaliere degno ha
mostrato di che genere che lui è; le cagliate, senza dubbio hanno ammorbidito il suo cranio
e portò i suoi cervelloni ad una testa."
A questo Sancho immediato venne su a lui, mentre dicendo, "Senor, per la causa di Dio
qualche cosa per tenere mio padrone, Don Quixote, dall'afferrare questi leoni; per
se lui loro ci lacereranno tutti a pezzi qui."
"È poi Suo padrone così arrabbiato", chiese al gentiluomo "che Lei crede e
ha paura lui impegnerà animali così fieri?"
"Lui non è arrabbiato", disse Sancho, "ma lui è avventuroso."
"Io gli impedirò", detto il gentiluomo; ed andando su a Don Quixote,
chi stava insistendo sul custode sta aprendo le gabbie, lui disse a lui,
"Cavaliere di Signore, cavaliere-errante dovrebbe tentare avventure che incoraggiano il
la speranza di un problema riuscito, non quelli che completamente lo trattengono; per
valore che trincee su savours di temerarietà piuttosto della pazzia che di
coraggio; inoltre, questi leoni non vengono ad opporrLa, né fa loro
sogno di tale cosa; loro stanno andando come presenti alla sua Maestà, ed esso
non sarà corretto fermarli o rimandare il loro viaggio."