Capitolo 32
Poteva 'era' divenga un 'è' per me,
Poi io chiedo nessuno più di questo;
O poteva, per me, il tempo che è
Divenga il tempo che deve essere!--
LUCENTEZZA
Dama Fortuna una volta su un giorno
A me era generoso e gentile;
Ma ogni cambio di cose; lei cambiò la sua idea,
E quello che lei diede che lei ha portato via.
O Fortune, lungo io ho chiamato in giudizio a thee;
I regali tu gavest che io ripristino,
Per, abbia fiducia in me, io chiederei a nessuno più,
Poteva 'era' divenga un 'è' per me.
Nessun altro premio io cerco di guadagnare,
Nessun trionfo, gloria, o il successo,
Solamente la felicità lungo-perduta,
Il whereof della memoria è il dolore.
Un gusto, methinks, di beatitudine passata
È probabile che il fuoco che cuore-consuma stia;
E, così viene senza dilazione,
Poi io chiedo nessuno più di questo.
Io chiedo a quello che non può essere, ahimè!
Quella durata mai dovrebbe essere, e poi
Ritorni a noi, e sia di nuovo,
Nessuna terra di acceso può portare per passare;
Per flotta di piede è lui, io il wis,
E noi preghiamo perciò, inattivamente,
Che quello che per hath del sì ci lasciò può
Divenga per noi il tempo che è.
Perplesso, incerto, rimanere
'Twixt spera e teme, è morte, non la vita;
'Twere migliora, sicuro, finire il conflitto,
E morendo, cerchi liberazione dal dolore.
Ed ancora, pensiero sia il meglio per me.
Presto il pensiero a parte io il lancio,
Ed al presente affettuosamente si aggrappi,
E temè il tempo che deve essere."
Quando Don Lorenzo aveva finito recitando a memoria la sua lucentezza, Don Quixote stette in piedi su,
ed in una voce forte, pressocché un gridi, esclamò come lui capì Don
La mano corretta di Lorenzo nel suo, "Dai cieli più alti gioventù nobile, ma
Lei è il più buon poeta sulla terra, e merita di essere incoronato con coroni d'alloro,
non dalla Cipro o da Gaeta--come un certo poeta, Dio lo perdona, disse--ma
dalle Accademie di Atene, se loro ancora fiorissero, e da quelli che
ora fiorisca, Parigi, Bologna, Salamanca. Concessione di cielo che i giudici che