Capitolo 3
rispetti eccetto come al pugnale, per lui un pugnale non era, né poco, ma
un imbroglione di poniard brunito che una lesina."
"Quelli poniard sono dovuti essere fatti da de di Ramon Hoces il Sevillian", detto
Sancho.
"Io non so", Don Quixote detto; "non poteva essere da quello
comunque, creatore di poniard perché il de di Ramon Hoces era un uomo di ieri,
e l'affare di Roncesvalles, dove accadde questa disavventura, era tempo fa;
ma la domanda è di nessuna grande importanza, né colpisce o fa
alcuna modifica nella verità o sostanza della storia."
"Quello è vero", detto il cugino; "continui, Senor Don Quixote, per io sono
ascoltandolo col più grande piacere nel mondo."
"E senza meno io dico la storia", disse Don Quixote; "e così, a
proceda--il Montesinos venerabile mi condusse nel palazzo di cristallo,
dove, in una camera più bassa, stranamente fresco e completamente di alabastrino, era
un elaboratamente tomba marmorea e battuta sulla quale io vidi, allungato a
piena lunghezza, un cavaliere, non di bronzo o marmorizza, o jasper, come è visto
su altre tombe, ma di carne attuale ed osso. La sua mano corretta (quale
sembrato piuttosto a me peloso e nerboruto, un segnale di grande forza in suo
proprietario) disposizione sul lato del suo cuore; ma prima che io potessi mettere alcuna domanda
a Montesinos, lui, vedendomi guardando fisso alla tomba in stupore detto a me,
'Questo è il mio amico Durandarte, fiore e specchio dei veri innamorati e
cavalieri coraggiosi del suo tempo. Lui è contenuto incantato qui, come io io e
molti che altri sono, da quelli francesi l'incantatore Merlo che, loro dicono, era il
il figlio di diavolo; ma la mia credenza è, non che lui era il figlio del diavolo, ma quello
lui seppe, come è il detto, un punto più del diavolo. Come o perché lui
c'incantati, nessuno sa, ma calcola dirà, ed io sospetto quella durata
non è lontano via. Ovvero, che io lo so di essere sicuro come quello
ora è giorno, che Durandarte finì la sua vita in braccio mie, e che, dopo