Capitolo 26
non poteva sentire l'un l'altro. La duchessa smontò, e con un acuto
verro-lancia nella sua mano si affisse dove lei seppe che i verri selvatici erano
nell'abitudine di passare. Il duca e Don Quixote smontarono similmente e
si messo uno ad ogni lato di lei. Sancho prese su una posizione in
il retro di tutti senza smontare da Chiazza, chi lui non sfidò deserto
affinché non alcuno danno dovrebbe succedere lui. Appena li aveva mantenuto la loro posizione
in una linea con molto dei loro servitori, quando loro videro un verro enorme,
pigiato da vicino dai cane da caccia e seguì dai capocaccia, mentre facendo
verso loro, macinando i suoi denti e zanne, e schiuma sparsa dal suo
bocca. Appena lui lo vide Don Quixote, mentre fermando il suo scudo sul suo braccio,
e disegnando la sua spada, avanzato soddisfarlo; il duca con verro-lancia
lo stesso; ma la duchessa sarebbe andata di fronte a loro tutti non avuti
il duca le impedì. Sancho da solo, abbandonando Chiazza alla vista di
la bestia possente, prese ai suoi talloni come duro come lui poteva e si sforzò in
vano montare una quercia alta. Come lui stava aggrappandosi ad un ramo, comunque,
intermedio su nella sua lotta per giungere alla cima, il ramo tale era il suo
malato-fortuna e sodo destina, diede modo, e prese nel suo autunno da un lembo rotto
lui appese sospeso nell'aria incapace giungere alla terra della quercia.
Trovandosi in questa posizione, e che il cappotto verde stava cominciando
lacerare, e riflettendo che se l'animale fiero venisse così lui
sia capace ottenere a lui, lui cominciò ad emettere tali uggiolare, e manda a chiamare aiuto così
sinceramente, che tutti che lo sentirono e non lo videro si sentirono sicuri lui deve
sia nei denti di alcuna bestia selvatica. Nella fine la pelle di verro azzannata
forato dalle lame delle molte lance che loro hanno contenuto di fronte a lui; e
Don Quixote, diventando rotondo agli uggiolare di Sancho per lui seppe da loro
che era lui, lo vide appendendo in giù dalla testa di quercia, con Chiazzi,