Capitolo 1
DUENNA ANGOSCIATO, ALIAS LA CONTESSA TRIFALDI, INSIEME CON UNA LETTERA
QUALE SANCHO PANZA WROTE A SUA MOGLIE, TERESA PANZA
Il duca aveva un majordomo di una svolta molto faceta ed allegra, e lui esso
era quell'interpretò la parte di Merlo, fece tutte le sistemazioni per il
in ritardo si avventuri, composto i versi, e trovò una pagina per rappresentare
Dulcinea; e con l'assistenza di suo padrone e padrona, lui ora ottenne,
su un'altra dei più buffi ed invenzioni più strane che possono essere
immaginato.
La duchessa chiese a Sancho il prossimo giorno se lui avesse fatto un inizio col suo
compito di penitenza che lui doveva compiere per il disincanto di Dulcinea.
Lui disse lui aveva, e si era dato durante la notte cinque fruste.
La duchessa chiese a lui quello col quale lui li aveva dati.
Lui disse con la sua mano.
"Che", disse la duchessa, "è più piaccia dare sé schiaffeggia che le fruste;
Io sono sicuro il Merlo saggio non sarà soddisfatto con tale tenerezza;
Sancho degno deve fare un flagello con artigli, o un gatto-o'-nove code,
quello si fabbricherà feltro; per lui è con sangue che lettere entrano, e
la liberazione di così grande una signora come Dulcinea non sarà accordata così
a buon mercato, o a tale prezzo gretto; e ricorda, Sancho del quale lavora
carità fatta in un modo tiepido ed esitante è senza merito e di
niente profitto."
A che Sancho rispose, "Se la Sua condizione di gran dama mi darà un flagello corretto
o lega con una corda, io poserò su con lui, purché non fa male troppo; per Lei
deve sapere, villanzone come io sono, la mia carne è più cotone che canapa, e non vuole
faccia per me per distruggersi per il buono di qualcuno altro."
"Quindi sia esso da tutti i mezzi", detto la duchessa; "domani io La darò un
flagello che sarà solo la cosa per Lei, e si accomoderà
alla tenerezza della Sua carne, come se fosse la sua propria sorella."
Poi Sancho detto, la "Sua altezza deve sapere, la cara signora della mia anima che io