Capitolo 15
Molto imbronciato ed abbattuto era il gravemente Don Quixote ferito, con
la sua faccia bendò e marcò, non dalla mano di Dio, ma dagli artigli di
un gatto, disavventure inerente a cavaliere-errantry.
Sei giorni che lui è rimasto senza apparire in pubblico, ed una notte come lui posò
pensando sveglio delle sue sfortune e della ricerca di Altisidora di lui, lui
percepì che alcuno stava aprendo la porta della sua stanza con una chiave, e
lui subito si decise
un assalto sulla sua castità e lo mise in pericolo di fallire nel
fedeltà che lui ha dovuto alla sua signora il del di Dulcinea Toboso. "No", disse lui, fermamente
persuaso della verità della sua idea (e lui gli disse rumore abbastanza essere
sentito), "la più grande bellezza su terra non gioverà farmi
ceda la mia adorazione di lei io sopporto chi affrancato e graved nel centro
del mio cuore e le profondità segrete dei miei intestini; sia tu, miniera di signora,
trasformato in una ragazza di paese goffa, o in una ninfa di Tagus dorato
tessendo un web di seta ed oro, lasci che Merlo o Montesinos tengano thee
prigioniero dove loro vogliono; whereer tu l'arte, tu miniera di arte, e where'er io
è, deve essere thine." Il molto immediato lui aveva emesso queste parole, la porta
aperto. Lui si alzò sul letto avvolto da testa a piede in un giallo
copriletto di raso, con un berretto sulla sua testa e la sua faccia ed i suoi baffi
legato, la sua faccia a causa dei graffi, ed i suoi baffi per tenere
loro da chinandosi e precipitare in giù in che aggiusta lui guardò il più più
spaventapasseri straordinario che potrebbe essere concepito. Lui tenne i suoi occhi riparati
sulla porta, e nel momento in cui lui vedere l'amore-tormentato stava aspettandosi e
infelici Altisidora fanno il suo aspetto, lui vide entrando un più venerabile
duenna, in un velo bianco-confinato con e lungo che ha coperto e l'avvolse da
capeggi a piede. Tra le dita della sua mano sinistra lei contenne un corto
candela illuminata, mentre con la sua diritto lei l'ombreggiò per tenere la luce da