Capitolo 3
Sancho, da suo dividendo il suo mantello col mendicante e dandogli mezzo di
esso; senza dubbio era inverno alla durata, per altrimenti lui avrebbe dato
lui l'intero di lui, così caritatevole era lui."
"Non era che, più probabile", disse Sancho, "ma che lui contenne col
proverbio che dice, 'Per dando e tenere è bisogno di cervelloni.'"
Don Quixote rise, e chiese a loro di prendere via la prossima stoffa,
sotto quale fu visto l'immagine del santo di patrono dello Spains
fatto sedere su groppa, la sua spada macchiato con sangue, calpestando su Brughiere e
teste che calcano sotto i piedi; e su vederlo Don Quixote esclamò, "Ay,
questo è un cavaliere, e degli squadroni di Cristo! Questo stato chiamato Don
James Santo il Moorslayer, uno dei santi più coraggiosi e cavalieri il
mondo mai aveva o cielo ora ha."
Loro elevarono poi un'altra stoffa che apparve Santo coperto Paul
precipitando dal suo cavallo, con tutti i dettagli nei quali di solito sono dati
rappresentazioni della sua conversione. Quando Don Quixote lo vide, reso in
stile così realistico che uno avrebbe detto Cristo stava parlando e Paul
rispondendo, "Questo" lui disse, "era nella sua durata il più grande nemico che il
Chiesa di Dio che il nostro Dio aveva, ed il più grande campione mai avrà;
un cavaliere-errante nella vita, un santo costante in morte, un garzone instancabile
nel vigneto del Dio, un insegnante del Gentiles la cui scuola era
cielo, e di chi istruttore e padrone erano Gesù Christ stesso."
Non c'erano più immagini, così Don Quixote li offrì li dissimuli di nuovo,
e detto a quelli che li avevano portati, "io lo prendo come un auspicio felice,
fratelli, avere visto quello che io ho; per questi santi e cavalieri era di
la stessa professione come me che sono il gridare di braccio; solamente là
è questa differenza tra loro e me, che loro erano santi, e lottò
con arma divine, ed io sono un peccatore e lotto con uni umani. Loro
cielo vinto da forza di braccio, per la violenza di suffereth di cielo; ed io, così