Capitolo 15
voce bassa lui seppe il Cavaliere della Luna Bianca era chi, o era esso
alcuni scherzano loro stavano giocando su Don Quixote. Don Antonio rispose che lui
né seppe lui era chi né se la sfida era in scherzo o in
serio. Questa risposta lasciò il viceré in un stato della perplessità, non
sapendo se lui dovrebbe lasciare il combattimento seguire o non; ma incapace a
si persuada che era qualsiasi cosa ma un scherzo lui precipitò di nuovo, mentre dicendo,
"Se c'è nessuna altra uscita di lui, cavalieri coraggiosi ometta confessare
o muore, e Don Quixote è inflessibile, e la Sua adorazione della Luna Bianca
ancora più così, nella mano di Dio sia esso, e caduta su."
Lui della Luna Bianca ringraziò il viceré in cortese ed appropriato
parole per il permesso lui li diede, e così faceva Don Quixote che poi,
lodandosi con tutto il suo cuore a cielo ed al suo Dulcinea, come
era il suo costume nella vigilia di alcun combattimento che l'ha atteso, proceduto a
prenda un poco più distanza, come lui vide il suo antagonista stava facendo lo stesso;
poi, senza colpo di vento di tromba o l'altro strumento bellicoso per darli
il segnale per addebitare, ambo allo stesso istante spinsero i loro cavalli; e
lui della Luna Bianca, essendo il più rapido, Don Quixote incontrato dopo avere avuto
traversato due-terzo del corso, e là l'incontrò con così
violenza che, senza toccarlo con la sua lancia (per lui lo contenne alto,
ad ogni aspetto intenzionalmente), lui lanciò Don Quixote e Rocinante al
terra, una caduta pericolosa. Lui subito saltò su lui, e mettendo la lancia
sulla sua visiera disse a lui, "Lei è vinto, cavaliere di signore, no morto
a meno che Lei ammette le condizioni della nostra sfida."
Don Quixote, ferì ed istupidì, senza elevare la sua visiera detta in un
voce debole e debole come se lui stesse parlando chiaro di una tomba, del di "Dulcinea
Toboso è la donna più equa del mondo, ed io il più sfortunato
cavaliere sulla terra; non sta andando bene che questa verità dovrebbe soffrire da mio