Capitolo 14
Le dame in zibellini venuti ad onorare la scena,
E mentre le sue matrone tutto in genere conveniente
La mia signora veste in baize e bombazine,
La sua bellezza ed i suoi dolori vogliono io canto
Con calamo più abile che toccò la sequenza di Thracian.
Ma non nella vita da solo, methinks, a me
Appartiene l'ufficio; Signora, quando la mia lingua
Ha freddo in morte, mi creda, a thee
La mia voce eleverà la sua canzone tributaria.
La mia anima, da questa prigione-casa stretta liberata,
Come o'er il lago di Stygian lungo il quale sta a galla,
Thy loda ancora cantando terrà il suo modo,
E fa le acque di soggiorno di oblio.
A questo punto uno dei due quello sembrò re esclamati, "Abbastanza,
abbastanza, cantante divino! Sarebbe un compito senza fine per ora mettere di fronte a noi
la morte ed i fascini dell'Altisidora incomparabile, non morto come il
mondo ignorante immagina, ma vivendo nella voce della fama e nel
penitenza che Sancho Panza, qui presente, deve subire ripristinarla
alla luce lungo-perduta. Faccia tu, perciò, O Rhadamanthus che il sittest
in giudizio con me nelle caverne oscure di Dis, come tu il knowest tutti che
i fati inscrutabili hanno decretato toccando la rianimazione di questo
damigella, annunci e subito lo dichiari, che la felicità che noi guardiamo
diretto a dalla sua restaurazione sia più differito."
Nessun Minos più presto avuto che l'amico giudice di Rhadamanthus ha detto questo, che
Disse Rhadamanthus che sorge su:
"Ho, ufficiali di questa casa, alto e basso, grande e piccolo fanno l'alacrità
di qui uno e tutti, e stampa sulla faccia quattro-e-venti di Sancho schiaffeggia,
e gli dà dodici pizzicotti e sei spinte di spilla nella schiena e braccio; per
su questa cerimonia la restaurazione di Altisidora dipende."
Su sentire questo Sancho silenzio ruppe e gridò, "Da tutti che sono buoni,
Io voglio presto come lasci la mia faccia sia schiaffeggiato o maneggiò come svolta Brughiera. Corpo o' io!
Cosa ha maneggio che la mia faccia ha trovato fare con la risurrezione di questa damigella?