Geoffrey Chaucer

Le Storie di Canterbury, e gli Altri Poemi

Geoffrey Chaucer

Capitolo 68

La bellezza della signora che io vedo
Yond nell'il errare orto avanti ed indietro,
È causa di tutto il mio piangere ed il mio dolore.
Io * n'ot wher * lei è donna o dea, * non sappia se*
Ma Venere è esso, soothly * come io indovino, * veramente
E therewithal su adown dei ginocchia lui il riempimento,
E saide:  "Venere, se è la Sua volontà
Lei in questo giardino così trasfigurare
Di fronte a me creatura disgraziata ed addolorata,
Fuori di questo aiuto di prigione che noi possiamo scape.
Ed in tal caso è il nostro destino sia forma
Da etern metta in parole a dien in prigione,
Del nostro lignaggio abbia della compassione,
Quello è così minimo y-portato da tirannia."

E con quella parola Arcita * gan espy * * cominciò a guardare avanti*
Dove come errò avanti ed indietro questa signora
E con quella vista la sua bellezza lo fece male così,
Che se quel Palamon fosse ferito dolente,
Arcite è fatto male tanto quanto lui, o più.
E con un sospiro lui il saide pietosamente:
"Lo slay'th di bellezza di freshe io improvvisamente
Di lei che roameth quello nel luogo.
E ma * io ho la sua misericordia e la sua grazia, * a meno che
Che io posso vederla al modo di leaste,
Io sono ma morto;  c'è nessuno più da dire."
Questo Palamon, quando lui questi wordes sentirono,
Dispiteously * lui guardò, e risposta: * adiratamente
"Se il say'st tu questo in caparra o in dramma?"
"No", quoth Arcite, "in caparra dalla mia fata *.                     *fede
Dio mi aiuta così, * io la concupiscenza pieno malato giocare *."          *Io sono in nessun humour
Questi Palamon gan lavorano a maglia il suo browes tway.                      per burlare*
"Sia", quoth lui, "a thee nessun grande honour
Per essere falso, né per essere traitour
A me, quello è cugino di thy e fratello di thy
Y-giurato pieno profondo, ed ognuno di noi ad altro,
Che mai per a dien nel dolore < 12>,
Fino a che i departen della morte ci possono due,
Nessuno di noi in ami impedire altro,
Né in nessuno l'altro caso, il mio leve * il fratello;  * caro
Ma che tu lo shouldest veramente più lontano io
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