Robert W. (Robert William) Chambers
Capitolo 48
"Perché", detto io stupii, "io non cerco ricovero da un temporale in un
zucchero-casa rovinata, senza chiedere dal Suo permesso?"
"Questa vigore-casa è la mia propria indulgendo!" lei disse caldamente. "È dove io
viva!"
"Oh, Dio", disse io, sconcertò, "--se Lei è piaccia prendere offesa a
tutto quello che dico io, o guarda, o fa, io troverò un albero ospitale
in qualche luogo----"
"Un momento, signore----"
"Bene?"
Lei stette in piedi, mentre guardando a me nella via d'accesso, poi lasciò cadere lentamente i suoi occhi,
e nella stessa voce di legge io avevo sentito una volta prima:
"Io ancora una volta" chiedo al Suo perdono, lei disse. "Per favore venire in--e
chiuda la porta. Una porta aperta disegna lampo."
Già stava disegnando la pioggia in raffiche violente.
Il tuono cominciò a botta con quello metallico e sibilando tono che
assume quando le frecce precipitano molto vicine; baleni dopo bagliore di violetta
luce illuminò la capanna ad intervalli, ed i travicelli tremarono come
le ombre nere ci seppellirono.
"L'abbia qui vicino una luce?" Io chiesi.
"No,"
Per dieci minuti o più il rumore del temporale lo fece difficile a
senta o parli. Io potevo scarso ora la veda nell'oscurità. E così noi
aspettato in silenzio fino a che il ruggito della pioggia là cominciò a morire via,
e crebbe lentamente fuori accendino ed il tuono crebbe più distante.
Io andai alla porta, guardai fuori nei boschi di sgocciolatura, e girai a
suo.
"Quando mi porterà il Sagamore?" Io richiesi.
"Io non ho promesso."
"Ma Lei vuole?"
Lei aspettò un tempo, poi:
"Sì, io lo porterò."
"Quando?"
"Stasera."
"Promette?"
"Sì."
"E se piove di nuovo''
"Pioverà ogni notte, ma io gli spedirò il Sagamore. Meglio vada,
signore. La vera tempesta deve rompere ancora. Appende quello sopra del
Hudson. Ma Lei ha tempo per guadagnare la Casa di Lockwood."
Io dissi a lei, con un disdegni ma riassicurando sorriso, più gentile
inteso:
"Ora che io non sono incomprensso più da Lei, io posso informarLa quello