Capitolo 49
argomenti ed acceca alle sue ferite lacere. Il mio cavallo fu portato--io pigiai
il mio amico di pianto al mio petto--si gettò nella sella, e,
sotto le ombre amichevoli di notte, finì questo sepolcro di mio
esistenza, indifferente quale strada che il mio cavallo dovrebbe prendere; per ora su
questo lato la tomba io avevo nessuni auguri, le speranze, né paure.
Dopo che un tempo corto io fui congiunto a piedi da un viaggiatore che, dopo
camminando per un tempo dal lato del mio cavallo, osservò che come noi
ambo sembrarono essere viaggianti la stessa strada, lui dovrebbe implorare mio
permesso a posi il suo mantello sul cavallo indietro dietro a me a che
Io assentii silenziosamente. Lui mi ringraziò con gentilezza facile per questo
favour trascurabile, lodò il mio cavallo, e poi prese occasione per celebrare
la felicità ed il potere del ricco, e precipitò, io so appena
come, in un genere di conversazione con lui in che io soltanto
agito la parte di ascoltatore. Lui spiegò le sue prospettive della vita umana e
del mondo, e, toccando su metafisiche, esigè una risposta da
quella scienza nuvolosa alla domanda di domande--la risposta che
dovrebbe risolvere tutti i misteri. Lui dedusse un problema da un altro in
una maniera molto lucida, e poi procedè alla loro soluzione.
Lei può ricordare, il mio caro amico che dopo avere attraversato il
scuola-filosofia, io divenni assennato della mia inabilità per
speculazioni metafisiche, e perciò totalmente si astenne da
prendendo parte in loro. Da allora poi io ho accettato senza protestare delle cose, e
abbandonato ogni speranza di comprendere altri; avendo fiducia, come Lei mise al corrente
io, al mio proprio semplice senso e la voce di coscienza per dirigere e,
se possibile, mi mantenga nel percorso corretto.
Ora questi rhetorician abili sembrarono a me per spendere la grande abilità in
allevamento un edificio fermamente-costruito, torreggiando in alto da solo
base stesso-sostenuta, ma rimanendo su, ed alzò da, alcuno interno